Quaranta anni fa, nel 1978, il californiano Kenny Roberts conquistò, all’esordio, il Mondiale velocità della classe 500. Nacque così la grande epopea degli americani, un movimento che in aggiunta a quello degli australiani, molto simili come modo di concepire il motociclismo, ha dominato i venti anni successivi cambiando la storia del motociclismo. “Quando eravamo Re”, volume che fa parte della collana Gli Speciali di Motosprint, trasporta il lettore in un esaltante viaggio nel tempo, per valutare quegli eventi e quei personaggi leggendari anche dal punto di vista storico.

Si spazia infatti dalle origini del fenomeno fino alla sua conclusione, rappresentata dalla tragica fine dell’americano Nicky Hayden (il primo e unico americano iridato in MotoGP, nonché l’ultimo campione statunitense della classe regina) e dal prematuro ed eclatante ritiro dell’australiano Casey Stoner. Anche a quaranta anni di distanza dallo sbarco di Kenny Roberts nel campionato del mondo, e pur considerando il fenomeno mediatico rappresentato da Valentino Rossi (iniziato una ventina di anni fa), gli statunitensi restano il simbolo di un cambiamento epocale e perciò di un periodo indimenticabile; un ventennio straordinariamente prolifico dal punto di vista del talento e anche da quello delle innovazioni, visto che le Case spinsero molto avanti i limiti a livello tecnologico.

Nel 2002 la MotoGP ha reso la 500 vetusta, ma la leggendaria “mezzo litro”, l’epopea degli americani (e degli australiani) e quindi il ventennio che va dalla fine degli anni 70 alla fine dei 90, formano ancora un punto di riferimento. Gli americani cambiarono il modo di guidare la moto da corsa (si deve a Kenny Roberts, ad esempio, lo sviluppo della tecnica del ginocchio a terra) e presentarono un nuovo profilo del pilota e del personaggio, rafforzarono quel concetto di superstar che prima del loro avvento si era visto solo con Giacomo Agostini, Mike Hailwood, Barry Sheene. “Quando eravamo Re” ha preso in considerazione il fenomeno nel senso più ampio possibile, e spiega perché quel movimento è derivato in realtà da una vera rivoluzione anglosassone: se gli americani aprirono una strada, è perché furono invitati in Europa dagli inglesi; poi vennero coinvolti gli australiani. E anche questi ultimi hanno lasciato il segno: prima in 500, poi in MotoGP (con Stoner).

Mick Doohan consegna agli appassionati un racconto da brividi, riguardo all’incidente che nel 1992 sembrava dovesse costargli l’amputazione della gamba destra. E sono proprio Kenny Roberts, Freddie Spencer, Wayne Rainey e Kevin Schwantz a spiegare perché si formò il movimento americano e perché ad un certo punto si esaurì. Ma tutto il volume è fatto di aneddoti, racconti, retroscena, di straordinario interesse storico. Perché tutto proviene proprio dai protagonisti di quelle imprese.

Gli americani hanno stravolto gli equilibri ed esportato mode, tracciando un solco incancellabile e lasciando per questo una grandiosa eredità a chi ne ha poi raccolto il testimone: il movimento latino, formato dagli italiani e dagli spagnoli.