Tra le tante notizie che sono scivolate via senza clamore nella fibrillazione dei giorni delle Festività natalizie, c’è stata la morte di Nobby Clark, spentosi a 81 anni, molti dei quali passati sulle piste del Mondiale GP. E se sono tanti i tecnici che hanno lasciato un segno sul campionato, contribuendo al successo di fior di campioni, lui può vantare il merito di avere avuto un ruolo chiave nella conquista della bellezza di 17 titoli iridati e di aver lavorato con i piloti simbolo non di una, ma di più epoche. È stato meccanico della Honda con Mike Hailwood (nella foto è con Mike “The Bike”), quindi è stato al fianco del più grande, Giacomo Agostini, e anche del “marziano” Kenny Roberts. 

IL DESTINO IN UN’AMICIZIA - Nato nel 1936 in Rhodesia (oggi Zimbawe) Clark ha lasciato l’Africa all’inizio degli anni Sessanta, in virtù della sua amicizia con Gary Hocking, nato in Galles ma cresciuto proprio in Rhodesia, dove ben presto manifestò la sua velocità in sella a una moto sulle strade di Bulawayo, la città dove Clark si è laureato in ingegneria trovando poi impiego presso la compagnia ferroviaria del Paese.  
Quanto a Hocking, dopo aver confermato il suo talento sulle piste nazionali, decise di cimentarsi in campo mondiale, e convinse Clark a seguirlo.  
Nel 1960 vennero ingaggiati dalla MV Agusta e il secondo posto in campionato in ben tre categorie valse a entrambi la conferma per l’anno seguente, che vide Hocking aggiudicarsi i titoli di 350 e 500 e optare per il passaggio alle auto, che però finì sul nascere; il pilota gallese morì nel corso di un test prima di poter debuttare in Formula 1.  

LEZIONI DI GIAPPONESE - Clark andò a lavorare per la Honda sulle moto di Jim Redman e poi su quelle di Hailwood. I giapponesi erano entusiasti di lui e gli chiesero anche di dare lezioni d’inglese agli ingegneri e ai meccanici della squadra, perché potessero relazionarsi in prima persona con i piloti. Lui, molto portato per le lingue, a sua volta ne approfittò per imparare il giapponese, del quale fece buon uso anche nel prosieguo della carriera, che dal 1972 lo vide in forza al team ufficiale Yamaha e lo portò al fianco di Agostini prima di diventare una colonna della squadra di Roberts.  
Tra i grandissimi con cui ha lavorato ci sono anche Bill Ivy, Jarno Saarinen, Kel Carruthers, Barry Sheene e Marco Lucchinelli, quando Lucky era alla Cagiva. Lasciato il Mondiale nel 1990, Clark ha preso casa in America e nel 2012 è stato inserito nella Hall of Fame della Federazione Motociclistica a stelle e strisce. L’ultimo riconoscimento a una carriera di successi.