Sette cadute nella gara della Moto3, otto in quella della Moto2 (più Stefano Manzi costretto a dare forfeit per il ko in prova), tre in gara nella MotoGP, classe che aveva vissuto anche 14 capitomboli tra libere, qualifiche e warm up con il grave infortunio rimediato da Cal Crutchlow. Il bilancio del weekend di Phillip Island non è stato rassicurante, non a caso si parla di cambiamenti per il futuro: nessuno vuole perdere la location sull'isola nello Stato di Victoria, a pochi km da Melbourne, sia per il fascino dell'isola che per il layout di una pista unica nel suo genere con le sue curve ad altissima velocità di percorrenza. Ma la sicurezza impone qualche cambiamento, e lo spostamento di un'ora della gara rischia di non essere una misura sufficiente. Per questo, per prevenire invece che curare – e l'esempio dell'asfalto di Silverstone dovrebbe insegnare qualcosa – i piloti ne hanno parlato, ma servirà arrivare a una conclusione. 

Attributi: nel downunder è attualmente primavera, una stagione che in quella parte del Mondo è caratterizzata da repentini cambiamenti climatici. Dalle temperature più fredde che rendono più difficile portare le gomme (in particolare l'anteriore) alla giusta temperatura alle condizioni particolari come quelle vissute dalla MotoGP nelle qualifiche, con l'inizio di una pioggerellina che ha colpito soltanto alcuni tratti della pista, e con il turno da affrontare con le gomme slick: «In quelle condizioni servono delle gran palle per andare forte» ha commentato in modo emblematico Valentino Rossi.

Spostamento: il vero cambiamento si avrebbe riportando il GP Australia all'inizio della stagione, come era nelle prime edizioni (1989 e poi dal 1991 al 1995), e come accade per la Superbike, che a Phillip Island vive il prologo in febbraio (nell'estate australiana) e che non ha avuto particolari problemi legati al clima. La proposta è stata avanzata dai piloti. Da qualcuno in modo meno esplicito, come Marc Marquez: «Spostare il programma di un'ora non aiuterebbe, qui andiamo forte ma è freddo e le condizioni sono al limite, le reazioni delle moto sono più aggressive». E c'è chi l'ha chiesto in modo chiaro, come Johann Zarco, che domenica se l'è vista brutta per la caduta avvenuta in scia proprio a Marquez (nella foto sotto, il francese si rialza dopo lo spavento): «Abbiamo avuto una discussione interessante, io non credo che sia questione di orari, ma di date: se corressimo qui a inizio stagione avremmo temperature molto più miti e sarebbe meglio per tutti». La proposta di anticipare il GP Australia, portandolo a inizio stagione, e sostituirlo nel Trittico con il GP Thailandia per ora è soltanto un'idea, e non c'è nulla sulla carta. Riusciranno i piloti a imporre il loro pensiero?