Johann Zarco, Maverick Vinales, prima ancora Marc Marquez, Jorge Lorenzo, Nicky Hayden, Daijiro Kato. E Valentino Rossi, l'ultimo italiano a entrare nella lista. Il titolo di Rookie dell'Anno della classe regine sarà anche platonico, ma l'albo d'oro è a dir poco invidiabile. Per questo, di fronte a Franco Morbidelli c'è un obiettivo prestigioso: per aggiudicarsi il campionato dei debuttanti nella classe regina, a Valencia all'italo-brasiliano basterà difendere il +10 (50 punti contro 40) nei confronti di Hafizh Syahrin. Il pilota che, di fatto, gli cederà il posto sulla Yamaha satellite nel 2019, quando la moto passerà da Tech 3 a Petronas e Morbidelli avrà un team di alto livello, con Ramon Forcada capotecnico. 

Titolo: in passato, il “Mondialino” era stato foriero di titoli veri e propri. Nell'era della MotoGP, infatti, soltanto Casey Stoner – che nel 2006 fu il secondo miglior rookie, dietro Dani Pedrosa – ha conquistato il Mondiale della classe regina senza l'antipasto del titolo di miglior debuttante. Un titolo vinto da Marquez, che nel 2013 fu il migliore in assoluto e non soltanto fra gli esordienti, da Lorenzo, che nel 2008 (nella foto) batté Andrea Dovizioso, ennesimo capitolo della sfida infinita tra i due. E ancora Hayden, miglior rookie nel 2003, e ovviamente Rossi. La particolarità è che nel caso di Valentino si parlava ancora della 500: Rossi salì nella classe regina nel 2000, quando la MotoGP era ancora un progetto in divenire, e fu secondo nel Mondiale dietro Kenny Roberts Jr. Da allora, nessun italiano si è più laureato miglior debuttante. 

Il testimone: considerando il predecessore tra i piloti italiani e gli anni trascorsi da quel successo di Rossi (nella foto sotto), è facile intuire il valore del risultato per Morbidelli. Un valore che aumenta se si considera che quest'anno Franco ha guidato una Honda RC213V del 2017, non esattamente una moto irresistibile e ancora meno semplice, e l'ha fatto all'interno di un team – il Marc VDS – che quest'anno si è dovuto concentrare più su traversie e conflitti interni che sulle gare. Per questo il Mondialino sarebbe un premio meritato per la serietà e la costanza di Morbidelli, che andrebbe a rafforzare un trend: chi ha debuttato in MotoGP dopo aver vinto il titolo della Moto2 si è sempre aggiudicato il premio di miglior rookie, da Stefan Bradl a Marquez, da Pol Espargaro a Tito Rabat, fino a Zarco. Morbidelli può rafforzare questo en plein, lanciando il testimone al suo successore Pecco Bagnaia, che debuttando con la Ducati-Pramac avrà un'occasione ghiotta nel 2019, nel confronto che sarà comunque complicato con Joan Mir (ufficiale Suzuki), Miguel Oliveira (KTM Tech 3) e Fabio Quartararo (Yamaha Petronas).