Il re della MotoGP è suo malgrado anche il re delle cadute, ma esistono tanti dati a supporto della capacità “scientifica” di scivolare messa in mostra in questi anni da Marc Marquez. Detto delle soltanto due cadute in gara nel 2018 – una delle quali a Mondiale finito, a Valencia – emerge un ulteriore dato a supporto della tesi secondo cui il fenomeno della Honda “sa” come cadere, e non soltanto quando. 

Sette anni dopo: l'operazione alla spalla sinistra delle ultime ore, che dovrebbe tenerlo fermo per un mese e mezzo senza quindi impedirgli di prendere parte ai test di Sepang (dal 6 all'8 febbraio), è stato soltanto il primo intervento chirurgico subito da Marquez negli ultimi sei anni e dieci mesi! Chi l'avrebbe mai detto, considerando che Marc non è certo un pilota che centellina i rischi, come testimoniato dalle acrobazie che contraddistinguono il suo stile di guida. L'ultima operazione, Marquez l'aveva subita il 16 gennaio 2012 quando aveva 18 anni e un solo titolo mondiale in bacheca, quello della 125. In quel caso, si trattò della diplopia, la visione doppia, retaggio della grave caduta nelle prove della Moto2 del GP Malesia di quasi tre mesi prima, che aveva rischiato di mettere fine alla carriera di Marc. 

Mordere il freno: nel 2014, dopo il primo Mondiale vinto in MotoGP, Marquez si ruppe una gamba in allenamento facendo Dirt Track, ma su consiglio del Dottor Mir – che l'ha operato alla spalla – si optò per una terapia conservativa di appena tre settimane. Il risultato? Marc iniziò la stagione con dieci vittorie consecutive, e in quei mesi lo spagnolo lasciò, sportivamente, la dimensione terrena per diventare un marziano. Dovendo effettuare una statistica tra i piloti della MotoGP, in pochi – forse nessuno – veniva da un così lungo periodo senza subire operazioni. Per questo il rapporto con la riabilitazione non è facile rispetto a chi, come Jorge Lorenzo, è suo malgrado abituato a riprendere dopo un intervento. Ora Marquez morde il freno e il rischio di affrettare i tempi è il principale pericolo per il campione. Non abituato agli infortuni e alle operazioni: l'avreste mai detto, pensando ai suoi rischi, ai salvataggi e alla frequenza con cui tocca l'asfalto?