Buoni propositi per il 2019: «Per noi è il ritorno alla vittoria». Lo dice Davide Brivio, numero uno del Team Suzuki che ancora prima di cominciare il Mondiale ha già battuto un record: il suo team, con il ventitreenne Alex Rins e il ventunenne Joan Mir, mette in pista la coppia di ufficiali più giovane nella storia della MotoGP. 

Talenti in casa: è questo il tema in copertina sul numero in edicola (il 2) di Motosprint, nel quale viene analizzato l'oggi della Suzuki. Un presente che richiama il passato della Casa di Hamamatsu, che da sempre si “costruisce” i campioni in casa. La Suzuki lanciò verso il titolo Barry Sheene e Kevin Schwantz, fu il trampolino di lancio di Randy Mamola e, in tempi recenti, lo è stata per Maverick Viñales, senza contare tentativi meno fortunati come quelli per Chris Vermeulen e John Hopkins. Oggi si cerca lo stesso percorso per Rins, cresciuto in modo esponenziale nella seconda stagione di MotoGP, e il rookie Mir, iridato della Moto3 nel 2017. 

Concessioni: la Suzuki è in crescita non soltanto grazie ai propri piloti. Nel 2018 la progressione tecnica è stata evidente, con nove podi conquistati da Rins (cinque) e Andrea Iannone (quattro): l'ultima stagione ha cancellato gli errori dell'anno precedente nella scelta del motore, segno che il netto cambiamento nel vertice tecnico – con Shinichi Sahara al posto di Satoru Terada – ha dato esiti confortanti. «Il 2018 è stato migliore del previsto» ha ammesso Brivio, che dopo i tre secondi posti negli ultimi tre GP dell'anno – Iannone in Australia, Rins in Malesia e a Valencia – vede vicina la seconda vittoria del team, dopo quella di Viñales a Silverstone nel 2016.

Un ostacolo, però, potrebbe essere quello dell'uscita dal regime delle concessioni regolamentari, “guadagnate” dopo un 2017 senza podi e perse nel 2018 per gli eccellenti risultati ottenuti, con il +133 in classifica costruttori e il +172 nei punti totalizzati dai piloti del team rispetto a dodici mesi prima. In questo modo si torna al regime dei sette motori anziché nove, senza possibilità di cambiamenti in corsa. Proprio come avviene per Honda, Ducati e Yamaha. «Da un lato è un peccato perdere le concessioni perché ti garantiscono vantaggi, dall'altro perdere le concessioni è un obiettivo, perché significa aver fatto bene» ha aggiunto Brivio. «Nel 2019 non avremo una moto nuova di zecca, oggi il nostro obiettivo è migliorare gli elementi principali come motore e telaio. I quattro secondi posti di Alex e Andrea dicono che siamo vicini al successo: puntiamo a ottenerlo a breve termine, anche se quell'ultimo passo è sempre il più difficile».