Alvaro Bautista ha concluso al quarto posto il GP d’Argentina sulla Desmosedici GP versione 2016, e a ben guardare è un risultato che non deve  stupire. Il portacolori del team Pull&Bear Aspar è stato uno dei migliori del precampionato. Del resto anche il suo compagno di squadra Karel Abraham aveva stampato il secondo tempo in qualifica. Bautista si candida ad essere uno dei possibili vincitori satelliti di un GP e mentre è in viaggio verso Austin dove tra due settimane inizierà la terza prova del Campionato del Mondo MotoGP, commenta il recente risultato argentino.

“È questa la posizione dove dovrei stare. È dove sono stato in passato e per la quale abbiamo lavorato duramente in modo da arrivarci ancora in futuro”, dichiara Bautista.

UN BINOMIO RECENTE - Sembra un binomio da tempo quello tra il pilota spagnolo e la Desmosedici, invece ha appena sei mesi.

Ogni moto è diversa e tutte hanno punti forti e debolezze”, affermaBautista , “Ma posso dire con certezza che quella che più mi piace è la Ducati, si adatta molto al mio stile di guida. Essere pilota ufficiale di scuderie come Suzuki o Aprilia ti mette nella condizione di far sviluppare la moto con le tue indicazioni, una cosa che in un team satellite non puoi fare. Ma stare in un box non ufficiale con una Honda o una Ducati forse è meglio perché la base del prototipo è già molto buona e arriva da evoluzioni continue date dai piloti della Casa”.

Durante tutto il fine settimana, Bautista aveva segnato tempi molto competitivi.

“Sapevamo che stavamo facendo bene e che eravamo abbastanza competitivi, soprattutto sul passo gara”, prosegue, “Peccato per le condizioni climatiche variabili che hanno condizionato il GP, senza le quali sarei potuto partire più avanti (Bautista è scattato dalla decima posizione, ndr). Sapevo che avrei rimontato”.

E' TUTTO PIU' ESTREMO - Bautista, che insieme ai piloti Pramac Racing ha "salvato" il GP argentino del costruttore di Borgo Panigale dopo la doppia caduta di Lorenzo e Dovizioso, è all’ottava stagione nella categoria regina: “Adesso il livello delle moto e dei piloti è molto alto. È cambiato anche molto lo stile di guida e tutto è più estremo; sono cambiati anche i movimenti come ad esempio togliere la gamba dalla pedivella in frenata, adesso lo fanno tutti ed è fondamentale”, termina. “Sono anche permessi molti meno errori ma per fortuna ci si è evoluti positivamente anche nella sicurezza, dei circuiti e delle nostre protezioni”.