Quello di Rossi con la moto da enduro è il terzo infortunio di una carriera lunghissima, perciò Valentino deve ritenersi fortunato. Quest’ultimo incidente arriva dopo la lesione del tendine sovraspinoso, del capolungo e l’infrazione alla cartilagine della cercina glenoidale subiti nell’aprile del 2010; e dopo la frattura di tibia e perone della gamba destra subita sempre nel 2010.  

VIGILIE SFORTUNATE - È curioso notare che a distanza di sette anni, Valentino si è procurato lo stesso tipo di frattura nella medesima gamba. Ma è ancora più interessante rilevare che quest’anno si è procurato due infortuni alla vigilia delle due gare di casa: in maggio ha trascorso una notte in ospedale dopo aver colpito il torace cadendo mentre si allenava sulla pista di motocross di Cavallara; i postumi di quel colpo lo hanno condizionato al Mugello. Poi c’è stato l’ultimo infortunio, molto più importante, alla vigilia del GP di Misano.  

SENZA CONTROLLO - Questa però è statistica, vi sono invece altre situazioni che vanno valutate. La cosa più inquietante è che Valentino è finito in ospedale due volte in soltanto tre mesi, e sempre a causa di cadute in fuoristrada. Ma a ben vedere, anche nel 2010 la lesione alla spalla fu causata da una caduta con la moto da cross (accadde in aprile, lui scelse di farsi operare in novembre). Significa allora che molti danni, Valentino, se li è procurati facendo fuoristrada. Questa considerazione non punta a demonizzare l’off road, ma a sottolineare che forse Valentino si ostina a fare cose che non riesce a padroneggiare al meglio.  

PERCHE’ RISCHIARE IN FUORISTRADA? - A questo punto è recidivo. La botta presa sulla pista di motocross di Cavallara nello scorso maggio, a causa di un capottamento in avanti, lo ha spinto evidentemente a fare rotta sull’Enduro ma questa scelta si è rivelata pessima: Valentino si è fatto male in un tratto in discesa, quando il piede destro è rimasto impigliato in una pietra e lo sforzo ha provocato la frattura. E’ necessario chiedersi due cose. La prima: perché ha continuato a rischiare in allenamento, in una fase così delicata della stagione, dopo che aveva già rischiato alla vigilia del Mugello? La seconda: perché continua a ostinarsi ad allenarsi in fuoristrada?  

COSA CERCA? - Premesso che ognuno è libero di fare ciò che più gli piace, che gli episodi sfortunati possono capitare a chiunque, che ci si può fare male ovunque; e, infine, valutando che anche i professionisti del fuoristrada possono farsi male in allenamento (ma almeno questo è il loro mestiere), bisogna chiedersi cosa stia cercando Valentino nel fuoristrada. A 38 anni, cioè dopo avere visto tutto ciò che si può vedere in questa professione. Evidentemente cerca una variante al Flat Track, che pratica sulla sua pista privata, soltanto che il fuoristrada è molto diverso: Motocross e Enduro, o li sai fare bene, oppure li devi lasciare perdere. Su asfalto e ghiaia possono andarci tutti (o quasi), ma tra buche e canali, sui salti e nelle discese, invece no.  
 
SE NON CI NASCI… - A meno che non si abbia la formazione di Andrea Dovizioso, Maverick Viñales, Marc Marquez, Marco Melandri, Julian Simon; cioè piloti di velocità che si possono considerare crossisti veri perché da bambini volevano diventare piloti di motocross e hanno corso e vinto gare di minicross e motocross prima di spostarsi sull’asfalto. Restando poi sempre attivi nel cross, aggiornando la tecnica di guida anno dopo anno. Dunque soltanto per questi tipi di piloti non vale una sentenza pronunciata da Yves Demaria, tre volte iridato nel cross che si occupò della preparazione atletica del suo amico Randy De Puniet. Commentando un infortunio di De Puniet con la moto da cross, Demaria disse: «I piloti di velocità si fanno male facendo motocross perché non sanno farlo. Avendo l’abitudine alla velocità, credono che si debba andare sempre veloci anche su terreni in cui il concetto di velocità è molto diverso; ma non hanno la tecnica per riuscirci».