Forse è il caso di sfatare una leggenda: i piloti di velocità non fanno Cross o Enduro perché sono attività propedeutiche al loro sport, la velocità, ma perché si divertono. Flat Track e Dirt Track possono avere una certa utilità, ma il motocross non serve a nulla nella velocità di oggi, caratterizzata da una gestione elettronica pressoché totale. Andrea Dovizioso, fanatico di motocross, qualche tempo fa spiegò che «Non esiste nessun tipo di moto che possa simulare la guida, la postura e quindi l’utilizzo dei muscoli, imposti da una MotoGP, ecco perché è molto difficile allenarsi: su una MotoGP puoi starci poco, cioè nei 18 weekend di gara e nei test privati che però non sono tanti».  

OK IL FLAT TRACK? - Anche a Dovizioso è capitato di farsi male con la moto da cross, ed è successo anche a Marquez. Quindi Valentino non va certo condannato per ciò che gli è successo. Ricordiamo che vale sempre la regola per cui nessuno è immune dagli infortuni, ed è proprio per questo che qualche team manager inizia a chiedersi se non sia il caso di vietare per contratto gli sport estremi ai piloti professionisti di velocità, almeno a quelli con grandi responsabilità verso aziende e sponsor. Questa clausola è già presente nei contratti di diversi atleti.  
Ma è giusto vietare il fuoristrada a un pilota di MotoGP? No, non lo è, perché un pilota di moto deve “stare in moto”, in un qualche modo. E poi i team di moto non hanno i simulatori, utilizzati invece dai top team della Formula 1. Poiché è impensabile che un pilota di moto si alleni per strada, l’unico modo per allenarsi da solo (cioé senza muovere un intero team) è la moto da fuoristrada. E di questi tempi è di gran moda il Flat Track.