L’ho sempre sostenuto che il mondo dei motori è uno scrigno di storie preziose, di passione e di sentimenti, dai quali tutti possono e devono trarre insegnamento per la vita di tutti i giorni. E ancora una volta il nostro mondo ci offre una vicenda meravigliosa, che nemmeno un romanziere avrebbe potuto scrivere. Invece è dannatamente vera. Tutto inizia il 23 ottobre del 2011, quando Marco Simoncelli incappa in quella caduta a Sepang che gli costa la vita. E’ il momento che tanti piloti – e i loro familiari – temono nei loro incubi peggiori. E’ un’evenienza che può verificarsi, si sa, ma la passione va oltre. Quel giorno succede. Nella frenesia di cercare di salvare Marco un guanto si smarrisce. Qualcuno lo trova e decide addirittura di venderlo. Succede anche questo. Una ragazza lo acquista, forse perché ha già un piano. Decide che nelle sue mani è al sicuro. E lo custodisce per sei anni, fin quando viene a sapere che papà e mamma Simoncelli torneranno a Sepang.

E’ fin troppo facile immaginare quanto sia stato difficile per i genitori del SIC tornare a Sepang. Ma papà Paolo lo sapeva fin da quando ha deciso di mettere in piedi una squadra per affrontare il  mondiale, che avrebbe dovuto fare un gran premio anche a Sepang. Dopo aver passato cinque anni senza guardare la MotoGP, ha deciso di tornare nel motomondiale. Si è fatto forza, ha stretto i denti e ha deciso di affrontare quel mondo che per l’ultima volta aveva visto insieme al suo Marco.

A Sepang papà Paolo ha deciso di andare con mamma Rossella. Erano insieme, quando scendevano dalla scaletta. E chissà cosa devono aver provato quando la ragazza che aveva comprato il guanto di Marco li ha avvicinati timidamente, per restituirgli quello che gli apparteneva. Non un guanto qualsiasi, ma quello che il SIC aveva indossato prima di salire in sella quell’ultima volta. Perché era giusto che tornasse a casa.

UN ABBRACCIO FRA SCONOSCIUTI - “Io e mamma Rossella arriviamo in aeroporto previa telefonata, timidamente ci si avvicina una ragazza. Ci racconta una storia, di come si è data da fare per comprare un guanto di Marco da un commissario di gara, un guanto usato da lui”, racconta papà Paolo tramite il suo blog. “Tanti ragazzi ci raccontano le storie più improbabili di come riescono ad aggiudicarsi i cimeli dei loro idoli… solo mi sto chiedendo perché un guanto? Li vendono in coppia di solito. Poi tira fuori un guanto sinistro, aveva le mani grandi, lo riconosciamo subito. La abbraccio. Ce lo lascia, lo guardo è proprio quello che mancava all’ appello, il destro è già a casa.

"Un abbraccio tra sconosciuti, io non parlo bene la sua lingua ma credo di averle trasmesso il mio riconoscimento per questo suo prezioso gesto. Immagino le mille peripezie di questo guanto. Sono passati sei anni. Siamo tornati qui in Malesia e ci è stato restituito il guanto che Marco perse proprio quel giorno, nella sua ultima gara.. e poi dicono che non è destino. Un gesto particolare, assurdo e meraviglioso, quanto l’essere di nuovo qui con una squadra corse intitolata a lui", conclude Paolo Simoncelli.