Sembra impossibile, eppure è proprio così. Valentino Rossi, che solo al suo passaggio accumula un capannello di appassionati in tutti i paddock del mondo, sta combattendo per difendere il suo Ranch, la pista che ha “inventato” tanti anni fa insieme al papà Graziano, la pista dove si è allenato lui per muovere i primi passi che lo hanno portato a vincere nove titoli mondiali, la pista dove ora lui è il “maestro” dei suoi giovani allievi.

IL "RUMORE" - Eppure è proprio così: i proprietari delle ville che si affacciano su quella conca di sterrato sono stanchi del “rumore”. A renderlo noto è il Resto del Carlino, che ripercorre la storia della pista intestata alla Test Trak, la società che fa capo al babbo di Valentino Rossi e che sostituisce la Biscia srl, prima intestataria di quell’area di circa 100.000 metri quadri dove il Comune di Tavullia nel 2011 ha costruito il Motor Ranch.

LA STORIA - L’assalto è iniziato praticamente subito: inizialmente erano cinque proprietari. La prima mossa fu un esposto alla Procura di Pesaro per abuso edilizio e mancato rispetto dei limiti acustici. Dopo alcuni mesi si arrivò al TAR delle Marche, che respinse l'accusa. A questo punto due dei cinque ricorrenti si sono scoraggiati, ma non i restanti tre che hanno continuato ad adire le vie legali accusando l'azienda che detiene il tracciato di disturbare il vicinato con rumori ma anche con la polvere che si alza ad ogni giro di pista.

Nel frattempo sulla pista sono stati installati otto pali dell’illuminazione, alti sette/otto metri ciascuno, in legno. E sembra che l’installazione abbia dato fastidio a qualcuno, come se Valentino Rossi sapesse già di aver sconfitto le richieste di smantellamento della pista dei residenti e per questo abbia già deciso di migliorare la pista, anziché dismetterla.

La vicenda è ancora in attesa di una definizione legale, ma intanto la pista dove Valentino Rossi si allena e dove fa scuola ai giovani talenti della VR46 Academy rischia di essere chiusa.