Per preparare la loro stagione fenomenale, Andrea Dovizioso e Antonio Cairoli si sono allenati allo stesso modo, cioè sulle piste di Motocross. Tony lo fa per mestiere, e in un certo senso è così anche per Dovi: il Cross è la sua passione, ma anche la base del suo allenamento. C’è stato poi un periodo, quando i due erano bambini, in cui anche Andrea guidava una minicross e sognava di diventare un campione di Motocross, cioè il sogno che Cairoli ha realizzato, diventando addirittura una leggenda di questa specialità. Andrea e Tony hanno praticamente la stessa età – classe 1985, Dovi è più vecchio di esattamente sei mesi – e i punti in comune sono tanti, a parte il Cross: in primo luogo ci sono la normalità, l’onestà, il rispetto verso gli altri, nonché il desiderio di condurre un vita normale a dispetto della popolarità derivante dalla loro attività. Condividono anche perseveranza e forza interiore, sviluppate nei periodi duri: ne hanno affrontati e superati diversi, tutti e due. 

IN VETTA CON FATICA - Antonio ha faticato all’inizio, Andrea a metà strada. Quando Tony era adolescente, sembrava impossibile trovare una struttura tecnica in grado di sostenerlo nel suo progetto di diventare un protagonista a livello mondiale: perché non è stato facile farsi strada partendo da Patti, cioè dalla Sicilia che è molto lontana dal mondo del Motocross. Quando Andrea è approdato nella classe regina, la MotoGP, a 22 anni, ha dovuto reagire a un altro tipo di avversità. Nelle classi intermedie era stato relativamente facile arrivare al vertice, tuttavia in MotoGP è stato quasi sempre nei posti giusti ma nel momento sbagliato, dovendo ripartire da zero: dalla Honda alla Ducati, passando per un anno da pilota satellite con la Yamaha. Anche se in momenti e in forme differenti, Antonio e Andrea hanno faticato a conquistare la credibilità. Appunto, per Tony all’inizio della carriera e per Dovi quando era già affermato ma era in attesa di compiere il definitivo salto di qualità. Ad un certo punto Cairoli ha persino pensato di mollare, di arrendersi. Poi la sua carriera, così come la sua vita, è cambiata quando a fine 2003 ha conosciuto Claudio De Carli.  

MOMENTI DIFFICILI - Anche Andrea, molti anni dopo Tony, ha avuto un momento di sconforto che l’ha portato a pensare che avrebbe potuto fare a meno della MotoGP: nel 2016, nonostante gli sforzi fatti per rendere di nuovo competitiva la Ducati Desmosedici, dovette accettare l’arrivo di Jorge Lorenzo nelle vesti di “salvatore della patria”, cioè uomo del destino corteggiato a suon di milioni di euro mentre lui era stato messo (sempre dal vertice di Ducati Corse) in competizione con Andrea Iannone per ottenere il posto a fianco dello spagnolo. Alla fine è rimasto Dovi, ma non senza amarezza.  Il biennio 2015-16 è stato per entrambi molto difficile e delicato: Tony ha conosciuto infortuni in serie che lo hanno tenuto lontano dalla lotta per il titolo dopo cinque anni di dominio; Andrea sembrava non riuscire a concretizzare i suoi sforzi. Così nel mondo del Cross si è iniziato a pensare che Cairoli avesse iniziato la fase discendente della carriera. Mentre nel mondo della Velocità Dovizioso è stato bollato come pilota forte ma non vincente, perciò non in grado di portare la Ducati a lottare per il titolo (per questo è stato ingaggiato Lorenzo).  

DUE STELLE AZZURRE - Poi è iniziata la stagione 2017, e tutti i pronostici e le teorie sono stati sovvertiti. Tony e Andrea hanno stupito il mondo, lasciando tutti a bocca aperta: Cairoli si è ripreso il titolo della MXGP, conquistando a quasi 32 anni il nono titolo iridato, giungendo a -1 dal recordman Stefan Everts. Andrea ha tenuto testa al fenomenale Marc Marquez fino alla fine, restando il solo rivale del campione del mondo, precedendo avversari molto più quotati di lui che piano piano sono usciti dalla lotta. Antonio Cairoli e Andrea Dovizioso sono due stelle dello sport italiano, non soltanto del motociclismo. L’Italia è l’unico Paese al mondo a vantare due top rider assoluti nelle due categorie più importanti del mondo delle due ruote. E se si aggiunge Valentino Rossi, l’Italia può vantarsi di essere l’unico Paese a poter schierare due piloti (in attività) capaci di conquistare nove titoli mondiali ciascuno, sempre nelle due specialità più importanti.