A parte una (prestigiosa) pausa a quattro ruote con la Ferrari negli Stati Uniti, Carlo Fiorani è legato professionalmente a Honda ormai da più di trent’anni. Prima come addetto stampa prodotto della filiale italiana, poi in pista come coordinatore della squadra che portò al trionfo Valentino Rossi in 500 e in MotoGP e successivamente come responsabile HRC del Team Honda nel mondiale Superbike. Dal 2016, è stato nominato direttore della comunicazione per l’attività racing di Honda e a lui, che la realtà giapponese la conosce ormai “come le sue tasche” abbiamo fatto qualche domanda sulla MotoGP (e non solo) prima del via della stagione 2018.

- Un flashback sulla stagione 2017: erano davvero tutte uguali, le Honda scese in pista? 
“Non so perché sia stato così difficile, per i media, credere che le RC213V fornite ai nostri piloti fossero tutte sullo stesso livello. Abbiamo una policy molto chiara a riguardo e l’abbiamo rispettata in pieno. Semmai, c’è da evidenziare quanto sia stato forte Marquez rispetto ai suoi compagni di marca…”

- Cos’ha Marc di diverso dagli altri?
“Riesce a leggere i momenti “clou” della gara prima degli altri e a sfruttarli a suo vantaggio. E ha una capacità di guida fuori dal normale, redditizia in ogni situazione. Anche nelle sue cadute-non cadute, sa esattamente quando la moto è pronta a mollarlo e si prepara per affrontare un’eventuale scivolata nel modo più “indolore possibile”. Utilizza i gomiti come fossero leve per tenersi in equilibrio…”

- Cosa servirebbe a Pedrosa per vincere, finalmente, il mondiale?
“L’anno scorso è stato il pilota che ha fatto più podi dopo Marc e questo la dice tutta sulle sue capacità. Era sempre là ed è andato in crisi solo quelle due o tre volte in cui la temperatura era troppo bassa. In passato gli sono mancati i chili o la fortuna. Speriamo che quest’anno ci sia qualche chilo e un po’ di fortuna in più”.

- Honda lo tiene per sviluppo o per suo ruolo di “secondo perfetto”?
“Un po’ per tutto. E’ un buon pilota, offre prestazioni al top da anni, ha una sensibilità di guida formidabile che serve molto in fase di sviluppo. E’ la scelta perfetta per affiancare Marquez, è una persona splendida e un ottimo compagno di squadra perché è sempre andato d’accordo con tutti quelli che sono passati dal box Honda in questi anni. In più, non fa polemica”.

- Che atmosfera si respira al box Honda?
“I meccanici, di cinque nazionalità diverse (italiani, spagnoli, tedeschi, inglesi, giapponesi, n.d.r.) sono super appassionati e tra di loro trovi un’atmosfera assolutamente familiare. I due team si parlano molto: quello di Marc se l’è costruito il pilota stesso quasi da zero più di quattro anni fa ed è estremamente motivato e coeso mentre quello di Dani è fatto da persone che vengono da diverse esperienze, che il pilota è riuscito a mettere insieme passo dopo passo e che ormai sono con lui e con Honda da tantissimo tempo. Chi li gestisce, garantisce e pretende chiarezza ma allo stesso tempo riesce a “fare squadra” con grande passione. Poi ci sono i tecnici di supporto HRC, che sono più compassati e professionali…”

-Nakagami si rivelerà una scelta azzeccata per il Giappone? E Morbidelli?
“Nakagami è una scelta dettata anche dall’orgoglio dell’azienda di avere un pilota  giapponese in MotoGP e dal sogno di farlo diventare, un giorno, un eroe in un campionato che Honda sta dominando da molti anni. E’ molto importante per loro perché farà aumentare l’interesse per il marchio nel loro Paese. Un po’ come fa Ducati che ha scelto un portacolori azzurro. Da italiano, sono molto contento che Honda abbia scelto Morbidelli per il futuro. E’ stata dettata dai risultati, visto che ha vinto il mondiale Moto2 e che rappresenta la crescita ideale rimarcata anche dalla Dorna, ovvero il passaggio perfetto dalle classi minori alla MotoGP”.

-Quale moto e quale pilota temi, sportivamente parlando, per il 2018?
“Vinales e la Yamaha. Perché i risultati del 2017 sono difficili da leggere. Durante i test ha ritrovato in parte la direzione e quando la ritroverà al 100% sarà un avversario molto duro da battere”.

-Ktm e Aprilia arriveranno?
“KTM arriverà di sicuro. Ci vorranno ancora un paio d’anni ma è pronta per essere tra le grandi protagoniste della categoria. Per quanto riguarda Aprilia, tutto dipenderà dall’impegno economico che vorrà metterci perché la MotoGP è fatta anche di investimenti. Il percorso è buono e promettente… vedremo cosa succederà”.

- A cosa sta pensando Rossi, adesso?
“Al modo per tornare a vincere. Non credo che Valentino si sia stancato di correre, è un animale da gara, un grande professionista e credo che dentro di se stia pensando che ha ancora molto da dare”.

- Un’ultima domanda sulla SBK. Camier sta andando forte con la CBR… segno che chi l’ha preceduto non era all’altezza?
“Nei test pre-stagionali è salito su una moto identica a quella che hanno guidato gli altri piloti prima di lui, andando nettamente più forte. E in Australia,  ha sfiorato il podio. La risposta è facile…”