Marc Marquez ce l'ha fatta anche quest'anno, suo il settimo titolo iridato arrivato ancora una volta (come successe nel 2014 e nel 2016) a Motegi. Un titolo vinto “in casa”, o meglio a casa dei giapponesi e quindi della Honda, che in questi sei anni, da quando il talento di Cervera è approdato in Motogp, è riuscita a creare un connubio, non solo vincente, ma imbattibile.

Anche quest'anno il buon Andrea Dovizioso ha provato a fermare il fuoriclasse iberico, ma nonostante la Ducati abbia raggiunto un livello tecnico e competitivo davvero elevatissimo (forse anche migliore della Honda), Marquez ha saputo fare ancora una volta la differenza. E quando in Italia era appena l'alba, in Giappone, sotto la bandiera con il sol levante, risuonava forte l'inno spagnolo.

IL CAMPIONATO – Già da inizio stagione si poteva capire come il numero 93, che spiccava prepotente sul cupolino della RC213V, avrebbe dato ancora una volta del filo da torcere agli avversari: in Qatar, su una pista non molto amica per lui e per la Honda, ha piazzato lo stivale sul secondo gradino del podio alle spalle di Dovizioso. Ma se il 2018 sembrava iniziato alla grande, l'Argentina ha frenato subito l'esuberanza dello spagnolo con una vera e propria gara da bollino nero: per lui un 18esimo posto con un ride through, un tentativo di rimonta e un sorpasso azzardato su Rossi dalle spiacevoli conseguenze.

Ma per "Capitan America" gli zero punti di Rio Hondo hanno significato poco e già in Texas è tornato a vincere, ottenendo un nuovo record, con cinque vittorie nei cinque anni in cui si è corso su questo circuito. Ripercorrendo velocemente il campionato, Marc ha poi vinto a Jerez, Le Mans, è caduto al Mugello, è arrivato secondo a Barcellona, ha vinto di nuovo ad Assen e in Germania, dove anche qui è imbattuto da nove anni (solo Agostini ha trionfato di più su questa pista). Poi tre gare di “magra” in cui non ha ottenuto vittorie, solo podi, ma ad Aragon e in Thailandia ha infilato due primi posti in bagarre fino all'ultima curva con Andrea Dovizioso.

Un 2018 con pochi errori, quindi (soltanto due zeri), che eguaglia solo il 2013, il suo anno di esordio nella classe regina. Marquez in questo campionato ha dimostrato e continua a dimostrarsi “cresciuto” soprattutto per il lavoro svolto sulla Honda.

A SUON DI RECORD – Si, perché questo giovane di soli 25 anni è soprattutto l'uomo dei record, che lui stesso dice di non amare particolarmente ma che senza troppa fatica straccia come se niente fosse: ha già vinto 5 titoli iridati solo nella classe regina, più altri due, suddivisi tra 125 (nel 2010) e Moto2 (nel 2012); nel suo palmares annovera 70 vittorie totali piazzandosi quinto in una classifica generale, che vede davanti a sé “i grandi” del motociclismo come Agostini, Rossi, Nieto e Hailwood. Con 78 pole position ha sbaragliato anche Valentino Rossi, Jorge Lorenzo e Mick Doohan e continua a mandare fuori di testa le lancette dei cronometri di tutto il mondo a suon di giri veloci e tempi record della pista. Ma tra i primati personali, c'è anche quello del maggior numero di cadute registrate in campionato: “solo” 17 quest'anno, mentre nel 2017 era arrivato a 27.

IL  PROFILO – Insomma, questo ragazzo dal polso d'oro sembra invincibile e forse un po' lo è, perché a differenza di tanti talenti del motociclismo, oltre alla bravura, ha un asso nella manica che gioca sempre a suo favore, il carattere: sicuro, caparbio, fantasioso, con una voglia di vincere maniacale, non si abbatte quando le cose vanno male, quando la moto non è al top, ma cerca di metterci sempre "una pezza". Odiato da tanti per essere l'antagonista di Valentino Rossi, non si lascia scalfire da offese e maldicenze, anzi ne fa la sua forza.

In pista ha grande inventiva, se non c'è spazio per sorpassare lui lo trova, qualche volta in modo fin troppo aggressivo, altre in centimetri di asfalto invisibili all'occhio umano. Ovviamente anche Marquez ha la sua criptonite: sé stesso! Solo lui riesce ad autoeliminarsi, visto che fino ad oggi nessuno è stato in grado di scalfirlo. Ha saputo costruire il suo team come fosse una seconda casa, per lui meccanici e ingegneri sono “la famiglia”; ma quello che forse più di tutti fa la differenza è il fatto di essere una persona positiva, non solo per i sorrisi che dispensa a destra e sinistra, ma anche nel lavoro sulla moto e in pista.

INSOMMA, davanti ad un fenomeno del genere, amato o odiato che sia, non resta che togliersi il cappello, di qualsiasi colore lo si indossi, e arrendersi all'idea che di Marc Marquez ne sentiremo parlare ancora per molto. Anzi, per sempre. Complimenti campione!