C’è un problema più serio del reclamo contro la Ducati: deve cambiare il modo in cui vengono analizzate e approvate le soluzioni tecniche. Ed è ovvio che Danny Aldridge, il direttore tecnico, non può più essere lasciato solo. Dall’udienza di Ginevra emerge che in MotoGP le soluzioni sono approvate o rigettate in base allo “scopo” che viene dichiarato da chi propone. Insomma, alla maniera in cui l’idea viene raccontata. È emerso che l’appendice in uso sulla Ducati genera carico – cosa già nota, peraltro – e così se qualcuno dichiara un intento e una finalità («Raffreddo le gomme!») e poi vuole ottenere altro (generare un effetto aerodinamico) la passa liscia perché vale lo “scopo” dichiarato...
State attenti alle parole appena lette, perché le ha pronunciate il direttore tecnico, Aldridge. Quindi il concetto è: se il carico aerodinamico è un effetto, diciamo, collaterale al raffreddamento della gomma, va bene lo stesso. Così, se in Argentina un costruttore vorrà montare l’appendice per scopi aerodinamici, potrà farlo: basta che dichiari che servirà per raffreddare la gomma, anche se il vero motivo sarà un altro. Tanto, come si potrà verificare la sincerità del dichiarante?! 
La Ducati ha il diritto di tenersi la vittoria – se c’è chi le ha detto che poteva usare l’appendice, il problema è risolto – ma resta il “caso-Aldridge”: come può, un direttore tecnico, dire che si è fidato della descrizione della Ducati? Un direttore tecnico non deve fidarsi di nessuno. Perché la Legge è Legge, non un’opinione.