Domenica torna la MotoGP con il Gp della Repubblica Ceca e con l'occasione Max Biaggi ha scritto delle riflessioni sul momento che sta vivendo il circus del Motomondiale sulla sua pagina Fb ufficiale: «Il motociclismo è diventato già da un po’ uno sport a trecentosessanta gradi e non basta soltanto andar forte in pista. Bisogna essere politicamente molto preparati, per sventare qualunque attacco possa arrivare, attacco che potrebbe ledere all’immagine del pilota e renderlo meno appetibile sul mercato degli sponsor. Curare ogni minimo dettaglio è fondamentale! Ecco perché la maggior parte dei piloti in questo periodo staccano la spina, ma non possono farlo completamente! Devono mantenere una piccola finestra sulla loro vita, finestra attraverso la quale mantengono vivo il loro rapporto con i propri fans». Il riferimento è anche a due piloti a cui Max è in quache modo legato, il primo è Valentino Rossi, suo grande rivale, l'altro Jorge Lorenzo, suo grande amico. Entrambi stanno attraversando un momento particolare.

NESSUNO LASCIA FACILMENTE - Max è stato più esplicito nella seconda parte del suo posto: «]...] Quest’anno il tormentone ricorrente ha riguardato i ritiri, le pensioni, i licenziamenti o come meglio si vogliano chiamare! In queste settimane ho letto del ritiro di piloti, capo meccanici, team manager e chi più ne ha più ne metta. Ogni mattina se ne sente una nuova ed in barba a contratti firmati da professionisti, ogni giorno bisogna immaginare un nuovo assetto del circus iridato! In tutto questo però ci si dimentica di una cosa: i piloti, i meccanici, i team manager e tutti gli addetti ai lavori, che vivono da anni nel motomondiale, sono abituati ad una competizione elevatissima, fuori e dentro la pista. Credete sia facile per un tecnico, per un ingegnere, per un pilota, arrivare in quel mondo e restarci per anni? No, non lo è affatto e si permane in quel mondo solo con una forte forza di volontà, con tanto lavoro, con tanti bocconi amari ingoiati, sempre con il sorriso stampato in faccia. Questo fa capire che i processi mentali che muovono le menti dei piloti e dei vari addetti ai lavori ( di ogni ordine e grado ), sono sconosciuti e incomprensibili e ciò avviene nel bene e nel male. Ma l’errore più grande è quello di pensare che i protagonisti di questa vita così competitiva, così meravigliosa, ma anche così difficile, possano lasciare facilmente ciò che hanno conquistato in anni ed anni di sacrifici». Insomma, lasciare il mondo delle corse non è facile per un pilota e lui stesso ne è un esempio.