Esulta Marc Marquez in Thailandia, davanti ai suoi tifosi e agli occhi poco increduli dei suoi avversari.
Chi non credeva che anche quest'anno ce l'avrebbe fatta a vincere il campionato, si sbagliava.
Già, ma in quanti non credevano che avrebbe vinto?
Con il ruolino di marcia avuto durante la stagione era davvero difficile da pensare. Eppure Marc, con la sua aria ancora da bambino è andato a prendersi gli applausi, gli abbracci del fratello Alex e di quelli degli amici più fidati, come se il titolo vinto fosse il primo, invece che l'ottavo. Il sesto in motogp arrivato un anno dopo al settimo, due anni dopo al sesto. Insomma, si fa prima a dire che dal suo ingresso nella classe regina nel 2013, Marquez soltanto una volta non è riuscito a salire sul tetto del mondo, era il 2015.

LAVORO COSTANTE - E se il duro lavoro di un pilota è ripagato, ahimè, solo dalla vittoria, con la facilità con la quale quest'anno il numero 93 è riuscito a vincere il campionato, potrebbe sembrare che tutto sia stato semplicissimo.
E invece no. La fatica è stata la stessa, come ogni altra stagione. Sono cambiati gli avversari, è cambiata la RC213V, mentre la concentrazione è rimasta la stessa, anzi, è migliorata, si è evoluta.
E l'ottavo titolo iridato conquistato in questa stagione 2019 è un po' il riassunto di tutto questo, è il riassunto di un pilota che, vincendo gare su gare è riuscito a domare un carattere da “toro impazzito” trovando la concentrazione giusta per infilare una corsa dopo l'altra e uscirne nel migliore dei modi possibili.

TESTA E TALENTO - E' un Marc Marquez che, dopo tante critiche sul suo modo di “fare” in pista, non cade (quasi) più e non di certo perchè la sua moto è la migliore, dato che piloti del calibro di Jorge Lorenzo e anche di Cal Crutchlow non riescono a guidarla come si deve.
Perchè Lui, allora, ci riesce?
Semplice (ma mica tanto), perchè cercando il limite, ha capito come superarlo, e quando le cose non vanno, lui non si lamenta, ma trova una soluzione.
Per lui, non importa che la Honda sia perfetta, riesce ad adattarsi e a guidare anche sopra ai problemi.
Insomma, si può dire che il ragazzino prodigio di Cervera sia riuscito ad ampliare e ridefinire i margini del termine “fenomeno” in ambito motociclistico.
E in casi come questi, di fronte ad un campione del genere, tutte le antipatie e i rancori possono andare a farsi benedire.

IL CAMPIONATO – Quanto detto è avvalorato dal fatto che il campionato 2019, che ancora deve terminare, è stato uno dei migliori per lui in fatto di risultati: l'unico zero portato a casa è stato quello di Austin, dove, se non si fosse fatto prendere dalla foga, avrebbe sicuramente vinto anche lì.
La sua stagione è iniziata in Qatar con il secondo posto (nel 2017 era arrivato quarto), in Argentina è arrivato primo (nel 2018 diciottesimo).
Poi c'è stata la doppietta di Jerez e Le Mans dove ha eguagliato i risultati dello scorso anno, è arrivato secondo al Mugello ( c'era riuscito solo nel 2016), ancora primo in Catalogna e secondo ad Assen.
In Germania ormai non ha rivali, e quella di quest'anno è stata la decima vittoria in dieci anni consecutivi (sette in Motogp, due in Moto2 e una in 125cc).
Ma i grandi risultati non sono finiti: nella seconda parte di campionato ha intascato un'altra vittoria in Repubblica Ceca, un secondo posto in Austria, un secondo posto a Silverstone e tre primi posti a Misano, Aragon e Thailandia.
Insomma, con dei risultati così c'è poco da dire, Marquez è puro talento e lo ha dimostrato in pista ancora una volta.
Un giorno arriverà il suo “antagonista”, qualcuno ipotizza che potrebbe essere Fabio Quartararo, ma intanto, anche nella stagione 2019, nessun pilota è riuscito a fermare il tornado Marc Marquez.
Per il prossimo anno staremo a vedere, sarà un'altra storia tutta da riscrivere.