Esiste una frase che meglio di tutte riassume il carattere di Thomas Lüthi: «Vivo e mi gusto questo splendido momento, questa stagione che è probabilmente la migliore. Forse anche meglio del 2005, quando vinsi il Mondiale 125. Anche allora era bello, ma è stato tanto tempo fa». Lo svizzero è probabilmente l’antitesi del pilota latino. Non fa proclami, difficilmente si sbilancia in dichiarazioni più o meno polemiche. È un tipo tranquillo, uno che sa aspettare, a testimoniarlo è la sua carriera nel Motomondiale.  
 
I RETROSCENA - Torniamo indietro nel tempo e atterriamo a Valencia, nel novembre del 2005. Lüthi ha appena vinto il Mondiale 125 e la Honda lo omaggia facendogli provare la RC211V cinque cilindri. È il primo assaggio di MotoGP, un obiettivo che però non si concretizza: la carriera di Tom scorre tra 250 e Moto2, placidamente. Poi l’ improvvisa accelerazione nella calda estate 2017, e dopo tanti anni, finalmente, c’è uno svizzero pronto a correre nella top class. L’annuncio è recente: nel 2018 Lüthi correrà con Franco Morbidelli, suo rivale in Moto2 in questa stagione, nel team Marc VDS. Era dal 1998 che un elvetico non disputava un GP nella top class (l’ultimo fu Eskil Suter, oggi telaista in Moto2) e ai tempi la MotoGP ovviamente non esisteva.  

EMIGRANTI - La Svizzera può di nuovo sognare, andando ben oltre un podio o una bella qualifica... Già, perché diventare pilota nella Confederazione Elvetica non è per nulla facile: dal 1955, cioè dal tragico incidente alla 24 Ore di Le Mans nel quale morirono 84 persone, qui sono vietate le gare in pista. Significa che per iniziare a correre, uno svizzero può soltanto emigrare. In Italia, in Germania, in Spagna, perché in patria non c’è nulla per iniziare a sognare e un pilota in MotoGP può diventare un traino fondamentale per tutto il suo Paese. Le reazioni in patria sono improntare al massimo dell’entusiasmo, invece da altre parti si sono levati commenti un po’ scettici. Per esempio che Lüthi avrebbe portato una valigia piena di soldi per entrare nel team. Bene, vediamo i dettagli e qualche retroscena di questa operazione.  

VISTA LUNGA - La trattativa che ha portato Lüthi nella squadra di Marc Van Der Straten è iniziata al Sachsenring e si è conclusa in Austria. Lo svizzero è stato scelto soprattutto per merito del team manager della squadra, Michael Bartholemy. Il quale, dopo averlo visto in azione lo scorso anno durante un test con la KTM MotoGP, lo ha voluto. In quell’occasione Tom andò più forte dei test rider della Casa austriaca (Randy De Puniet e Mika Kallio) e anche di Tito Rabat, pilota della Honda Marc VDS. Lüthi, che ha firmato un accordo di un anno con opzione di rinnovo in favore del team, ha vinto un ballottaggio con Sam Lowes e Stefan Bradl, e curiosamente proprio il britannico dell’Aprilia prenderà il posto di Lüthi in Moto2 il prossimo anno. Lo svizzero non ha portato nessuno valigia e sarà stipendiato dalla squadra belga. In cambio, qualche sponsor della sua attuale squadra in Moto2 apparirà sulla carena della sua Honda il prossimo anno. Con lui ci sarà Gilles Bigot, il capotecnico che lo segue in Moto2, un veterano che ha lavorato con grandi piloti (Alex Criville ad esempio) e al quale va dato merito di aver valorizzato Lüthi.  
 
OBIETTIVI - Già, ma resta un interrogativo: cosa c’è da aspettarsi da un pilota come Tom, che ha già superato la trentina e che non ha mai avuto la fama di essere un “crack”? Potrebbe essere una meteora, tuttavia ha dalla sua caratteristiche che nell’attuale MotoGP pagano molto: il lavoro metodico, la preparazione costante, la grande professionalità. Lüthi non è pilota da bagarre, non ama la mischia e, se può, cerca un passo che gli consenta di andarsene in fuga. Un po’ Max Biaggi, per capirci. Al tempo stesso, però, il pilota moderno è il terminale di mille problemi. Le moto offrono una gamma quasi infinita di regolazioni e possono adattarsi molto bene a ogni tipo di situazione. Il rovescio della medaglia è dato dalla grande facilità con cui si può perdere la “retta via” e impantanarsi tra setting di ciclistica e di elettronica. Lüthi ha già capito che la sua arma per far bella figura nella top class sarà l’abilità nel lavorare con i tecnici della squadra e con i giapponesi. Inoltre dovrà abituarsi alle gomme Michelin che, nell’interpretazione, mettono in difficoltà squadre e piloti ben più blasonati e rodati agli stress della top class.  
Quindi metodo, umiltà e capacità di restare sul pezzo per capire, per evolversi. Del resto il “volare basso” fa parte della carattere di Lüthi che, tradizionalmente, glissa sui successi e si concentra molto sui problemi. Come dovrebbero fare tutti i piloti, soprattutto quelli non provvisti di talento stratosferico.  
 
DUELLO IN CASA - In più ci sarà una più che interessante sfida interna al team Marc VDS: il derby con Franco Morbidelli è già iniziato, visto che con ogni probabilità uno dei due arriverà in MotoGP forte del titolo di campione del Mondo della Moto2. L’italo-brasiliano conta sulle certezze date da un 2017 vissuto fin qui a livelli straordinari, oltre a una grinta e una forza d’animo incredibili. Probabilmente ha un talento maggiore, Franco, ma da subito aveva capito che Lüthi sarebbe stato un osso duro, indicandolo tra i favoriti dell’attuale stagione fin dalla prima gara in Qatar. Tom rispetta molto Morbidelli e lo definisce molto semplicemente “fortissimo”. Quando lo fa, sottolinea poi il concetto con una gestualità che lascia intendere quanto sia complicato lottare contro Franco. Saranno due debuttanti che a partire dal 14 novembre, apertura della stagione dei test precampionato, dovranno scrivere il loro capitolo nella storia della MotoGP. Un’impresa difficile, quasi come convincere il Governo svizzero a costruire un autodromo e accettare, dopo oltre sessanta anni, le gare in pista.