Romano Fenati ha sbagliato a tirare la leva del freno di Manzi nel GP di San Marino, e su questo non ci sono dubbi: lo ha riconosciuto la direzione gara di Misano, che gli ha inflitto la bandiera nera e una squalifica per due gare, e lo ha riconosciuto lui stesso, che ha detto “non sono stato un uomo”.

Ma di qui a ricevere insulti di chicchessia sul web, ne passa. Purtroppo oggi sta diventando una moda. Dietro alla tastiera molti si improvvisano giudici e, senza pensare, scrivono infamie di qualsiasi genere. Ma, per fortuna, questo tipo di insulti è considerato tale, ed è punito dal codice penale. La Cassazione in una recente sentenza ha infatti stabilito che le offese sui social network sono a tutti gli effetti un reato e possono portare ad una condanna per diffamazione aggravata. Se qualcuno insulta pubblicamente sui social rischia la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa non inferiore a 516 euro.

Facebook e gli altri social vengono infatti sono in grado di "raggiungere una vasta platea di soggetti, ampliando - ed aggravando - in tal modo la capacità diffusiva del messaggio lesivo della reputazione della persona offesa", recita la Cassazione.

Per questo la madre di Romano Fenati, Sabrina, ha annunciato dal suo profilo social che non rimarrà inerme davanti a tanto accanimento mediatico.

I giudici non lavorano sui social - “Da questa tempesta tireremo fuori qualcosa di buono. Abbiamo formato una grande squadra che volontariamente sta raccogliendo tutto ciò che di violento e minaccioso abbiamo ricevuto”, scrive Sabrina.
“Raccoglieremo tristemente tutto e denunceremo alle autorità competenti tutti coloro che hanno ferito e minacciato. Chiederemo il risarcimento dei danni subiti soprattutto morali oltre che di immagine. Il tutto sarà devoluto alle vittime del cyberbullismo!”

In un post precedente Sabrina Fenati aveva scritto: “Il gesto di Romano è ingiustificabile e non lo condivido! Come allo stesso modo non condivido la gogna mediatica che è pur sempre violenza, a cui ci state sottoponendo in queste ore.
“Romano pagherà per il suo errore e lo farà nelle sedi competenti.
I giudici lavorano in tribunale non sui social”
, conclude saggiamente Sabrina Fenati.