Fa parte della schiera dei “bravi ragazzi”, Fabio Di Giannantonio. Faccia pulita, sorriso simpatico e un velo di timidezza di fondo. Se ti incontra 100 volte nel paddock ti saluta 100 volte. Per primo. Anche se non ti vede da qualche tempo. L’educazione è cosa rara, oggi. Anche nel mondo delle due ruote. Per questo, il “Diggia” è atipico. E’ atipico anche perché non ha il cognome buono per un campione. Come può esserlo un “Rossi”, un “Marquez” o un “Lorenzo”. O un “Bulega”. E’ lungo, e in un mondo veloce come quello delle moto ci si stanca quasi subito a pronunciarlo. Per questo, “Diggia”. 

SPLENDIDA GIORNATA - Il cognome non sarà da predestinato ma il manico, quello c’è. Fabio l’ha dimostrato domenica al Mugello. Davanti a 120.000 persone, su uno dei tracciati più difficili del mondiale, ha corso con il “piglio” dei grandi. Aiutato anche dalla conoscenza di un circuito su cui aveva già corso almeno tre volte in passato, anche se in campionati diversi. Ha gestito la frenesia e la voglia di strafare che spesso possono prendere il sopravvento nei battesimi di fuoco (ovvero quando ci si ritrova per la prima volta a lottare per un risultato importante), ha regolato sul traguardo quasi tutti i 19 avversari che, con lui, sono arrivati racchiusi in 2 secondi e mezzo sotto la bandiera a scacchi. Ha ceduto al solo Binder, dominatore di questa prima parte di stagione, per 38 millesimi di secondo. Meno di un battito di ciglia.

DAL DRIVE IN AL MONDO - Un risultato poco pronosticabile, alla vigilia, da quasi tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori. Un secondo posto, alla settima gara assoluta nella Moto3 mondiale, che viene da lontano. Fabio, ragazzo dell’EUR (quartiere a sud-est di Roma), ha iniziato come tanti: con le minimoto. Quando era bambino, si divertiva a sfidare il padre in minimoto sulla pista del Drive In di Casal Palocco, frazione a pochi km da Roma e non lontano da casa sua. Che andasse forte, sul suo “gioco” preferito, il padre lo capì subito. Tanto da fargli provare, poco dopo, una minimoto più potente. Da lì alla vittoria di due titoli europei e uno italiano, il passo fu breve.

CAMPIONE NELLE MINIMOTO - Nel 2012 arriva anche la prima vittoria importante con le ruote “alte”, quelle della PreGP 125. Diventa campione italiano e, nel 2013, approda nel CIV, classe Moto3. Fabio è un “prodotto” del nostro campionato tricolore. Uno degli ultimi sbocciati, dopo Fenati, Antonelli, Bulega e Bastianini, tanto per citare i più freschi. Dopo tre anni di gavetta, chiusi nell’ordine con un decimo, un ottavo e un secondo posto assoluti nella Moto3 del CIV (nel 2015 è finito alle spalle di Bezzecchi ed è stato anche protagonista della Red Bull Rookies Cup e dell’esordio mondiale con il Team Gresini, a Valencia), arriva nel 2016 il debutto in pianta stabile nel campionato iridato.

ORA PIEDI PER TERRA - Con la Honda del Team Gresini Racing e da compagno di squadra di Enea Bastianini. Per il 17enne Fabio, l’unico obiettivo era imparare i segreti della categoria per diventare, in futuro, un possibile protagonista. Lo è diventato alla settima gara con un podio importante, dopo aver sfiorato un paio di volte la zona punti. Un risultato del genere, però, rischia di essere un’arma a doppio taglio: Fabio, il ragazzo gentile ed educato di Roma EUR, quello che sogna di diventare il prossimo Troy Bayliss e, fino a qualche anno fa, di fare il matematico, non deve pensare di essere già arrivato. Il passato, anche di tanti suoi concittadini arrivati in un attimo sulla cresta dell’onda e poi caduti nell’oblio, dovrà insegnargli qualcosa. A lui e a chi gli sta intorno. Daje, Diggia.