Il destino sa essere veramente fantasioso nel proporre temi nuovi, stimolanti e, volendo, anche polemici. Pensate a Romano Fenati che vince alla grande al Red Bull Ring, in un paddock in cui, nel 2016, alla vigilia della gara della Moto3, venne licenziato dallo Sky Racing Team VR46 per insanabili divergenze, quando era tra i top della categoria. Non soltanto, Romano ha trionfato a nemmeno un anno dal pomeriggio di follia di Misano, quando azionò la leva del freno della moto di Stefano Manzi, rimediando la squalifica e un linciaggio mediatico, soprattutto via social, raramente eguagliato nello sport.  
Nono vincitore differente in undici GP stagionali della Moto3, Fenati ha lasciato l’Austria con in tasca la pole (poi “annacquata” dalla penalità del tardo pomeriggio di sabato), la vittoria e, probabilmente, un nuovo capitolo della sua carriera sportiva.  
«L’abbiamo vinta e sono molto contento. Però non è una gara che risolve un campionato; bisogna continuare e metterci del nostro e dare il massimo».  

Sei molto misurato, ci aspettavamo un Fenati molto più esplosivo e magari polemico… 
«No, sto calmo, forse mi comporto così perché voglio candidarmi al Governo!».  

Non vincevi da 25 gare, dal 15 ottobre 2017, dal diluvio di Motegi. Come si vive un digiuno così lungo? 
«Meglio non vincere dal 2017 che dal 1900... Due anni di astinenza sono un periodo impressionante ma sono le gare e i periodi che si vivono. Comunque è bello tornare sul podio e in conferenza stampa. Dobbiamo fare durare questo momento».  

Il tuo futuro cambia? 
«Non lo so; solamente a livello di morale e motivazione, questa è una svolta. Ovvio che non ci dobbiamo sedere adesso che abbiamo vinto. Questo deve essere un momento di ispirazione e di grande forza».  

Qual è stato il momento più difficile, in Austria? 
«All’ultimo giro avevo una gran paura di sbagliare, però, pensandoci bene, mi sono divertito e me la sono goduta questa gara». 

Tecnicamente, qual è stata la chiave della vittoria? 
«Abbiamo lavorato sulla stabilità in frenata, perché pensavo a una gara di gruppo. Invece ho girato molto da solo… tutto di guadagnato, frenavo forte anche da solo».  

Dopo quello che ti è successo, hai rivisto il momento del licenziamento o quello della squalifica dopo Misano? 
«Quello è un momento della vita che è passato, come tutti, quelli belli e quelli difficili. Per me ora è un libro nuovo, con emozioni forti e positive». 

Dopo la pole hai incassato i complimenti di Marc Marquez e Andrea Dovizioso, probabilmente di tutto il paddock. Che effetto ti ha fatto? 
«Sono contento della loro gioia, che mi dà forza. Io ho grande stima per tutti i piloti, quindi mi fa sempre molto piacere avere la loro».  

Vince la persona più del pilota? 
«Questo lo dovete dire voi… Io dico soltanto che dagli errori si impara, e io ho imparato».