Pochi giorni dopo una bella storia di riscatto, scritta da Romano Fenati in Austria, neanche a farlo apposta la cronaca ci ricorda che il lieto fine non è di tutte le sfide e che alle volte il tramonto di un campione, ancorché giovane, è tanto inspiegabile quanto inarrestabile. E poiché è durissima trovarsi nella polvere dopo essere salito all’altare del successo, le conseguenze possono essere devastanti e portare molto più giù che all’anonimato e a una vita normale. Succede a Danny Kent, cui si doveva il ritorno di un titolo iridato in Inghilterra 38 anni dopo l’ultima stagione d’oro di Barry Sheene in 500 (1977). Accadde nel 2015, meno di quattro anni fa, che sembrano una vita. 

DALLA MOTO2 INIZIA IL DECLINO - Kent è uno dei tanti talenti usciti dalla Rookies Cup: a 16 anni ha corso il primo GP a Silverstone, a 18 ha vinto la prima gara a Motegi, nel 2015 è stato campione del Mondo della Moto3 in sella alla Honda del neonato Team Leopard. 
Sembrava soltanto l’inizio, invece a 25 anni Kent è già un ex pilota. Molto peggio, è un ragazzo tornato all’attenzione delle cronache per la condanna a quattro mesi di prigione (pena sospesa per un anno) per rissa e possesso di un coltello. Il declino è cominciato con un passaggio alla Moto2, rivelatosi più difficile del previsto: il ventiduesimo posto finale del 2016 non è un buon inizio, ma non è il peggio: l’anno dopo corre qualche gara in Moto2 e altre in Moto3; nessuna di queste lascia il segno. 

OPERAZIONE RILANCIO FALLITA - Nel 2018 Luca Boscoscuro decide per la sua SpeedUp un’operazione rilancio, ingaggiando due giovani talenti che si sono persi per strada, uno è Fabio Quartararo, francesino che quando non aveva l’età per i GP dominava il CEV ma una volta nel Mondiale non è riuscito a ripetersi; l’altro è Kent. Entrambi hanno due anni di contratto, ma nel 2019 nessuno dei due fa più parte della squadra, anche se per motivi opposti: Quartararo sale due volte sul podio e vince il GP Catalunya (e la vittoria in Giappone viene tolta soltanto alle verifiche tecniche). Il Team Petronas lo sceglie per affidargli una delle sue Yamaha MotoGP, offerta che impreziosisce con un super anno da rookie. Kent invece colleziona soltanto 8 punti in 13 GP e alla vigilia della trasferta in Thailandia uno stringatissimo comunicato stampa della squadra annuncia il suo licenziamento. 
Tre stagioni dopo il titolo iridato Danny Kent non lo vuole più nessuno, non trova di meglio che un ingaggio nel BSB con il Team Bike Devil Sweda MV Agusta, che alla notizia della sua condanna ha rescisso il contratto e affidato la sua moto a Gino Rea. Perché i piloti a piedi non mancano mai.