La caduta di Joan Barreda. Il motore che tradisce Ricky Brabec. La violazione delle regole sul road-book di Kevin Benavides. Tre episodi che hanno trasformato un possibile tripudio in una pesante sconfitta. La Dakar 2019 della Honda poteva trasformarsi in un trionfo assoluto, con la concreta possibilità di togliere in grande stile alla KTM il predominio che dura dal 2001, e iniziato con il compianto Fabrizio Meoni. E invece è diventata la più classica delle occasioni perse.

Road-book: le tre ore di penalità ricevute da Benavides hanno completato la frittata per la Casa di Tokyo. Il pilota argentino, che stava lottando per il podio, è stato accusato di avere note di navigazione aggiuntive sul serbatoio della sua CRF450 Rally nel corso della tappa di lunedì (infrazione evidenziata dalle foto che sarebbero state scattate con il cellulare da un altro pilota), mentre invece le note del road-book sono le uniche consentite dal regolamento. «Sono stato punito per una cosa che la Honda mi aveva consentito di fare, perché in questi giorni c'erano sempre delle note importanti che mancavano nel road-book, e non ci si deve dimenticare che qui si rischia la vita» si è giustificato Benavides.

Tris di ritiri: prima di Benavides, come detto, la Honda aveva perso due piloti che al momento di lasciare la Dakar erano al comando della classifica. Brabec è stato tradito dal motore durante la tappa di ieri mentre Barreda era uscito di scena nel corso della terza tappa a causa di una caduta causata dalla nebbia. Poteva essere l'anno della riscossa per una Casa che tra le moto non vince da trent'anni, dal trionfo di Gilles Lalay nel 1989, e invece quella corsa interamente in Perù passerà alla storia come un'edizione della Dakar da dimenticare per la Honda.