Sembra incredibile, ma è proprio così: in Italia c’è un talento fuori dal comune del motociclismo capace di conquistare nove titoli mondiali nel Motocross eppure in TV se ne parla appena e sui quotidiani generalisti la notizia viene riportata in modo stringato. Niente interviste, niente approfondimenti, nessuna intenzione di raccontare la sua meravigliosa storia: quella di un ragazzo arrivato dalla Sicilia e approdato per la prima volta in vetta al mondiale di motocross tredici anni fa. E oggi capace di conquistare il nono titolo a trentadue anni, contro tutte le previsioni di inizio stagione, battendo piloti di dieci anni e oltre più giovani di lui. Che in una disciplina fisica come il motocross non è un aspetto secondario.

LA NOSTRA COPERTINA - Motosprint va in controtendenza, come sempre, e gli ha dedicato la copertina. Ma al di là del ‘nostro’ mondo, Tony Cairoli non riesce a sfondare. Dopo la vittoria del nono titolo ad Assen i post con la notizia del suo trionfo hanno cominciato a rimbalzare sui social, perché gli appassionati sanno benissimo quanto costa essere veloci nel motocross, e quanta fatica e quanto sudore c’è dietro all’ennesima iride conquistata da ‘Tonino’. Ma per molti media il Motocross continua a rimanere un universo pressoché sconosciuto.

NON SO COSA POSSIAMO FARE DI PIU' - A fine giugno, dopo l’81a vittoria al GP di Lombardia, Cairoli aveva parlato di questo silenzio dei media nei confronti del Motocross: “E’ un vero peccato perché il motocross ha un buon seguito dai fans ma non dalle TV o dalle radio. Parlano solo di sport dove girano tanti soldi,  come la Formula Uno, dove non c’è neanche un pilota italiano nella zona alta della classifica. Nella MotoGP ok, c’è Valentino e ora Dovizioso che vanno forte, ma c’è anche il motocross come parte del motorsport. Penso di aver fatto molto per il motocross negli ultimi quindici anni e se non riusciamo a raggiungere i media adesso non so cosa possiamo fare di più. Io ho fatto del mio meglio”, aveva detto Cairoli. Adesso ha fatto ancora di più: ha suonato la nona sinfonia. Eppure in pochi hanno ascoltato.

IL PERSONAGGIO - Sarà perché Cairoli non è “personaggio”? Su questo c’è da riconoscere che Valentino Rossi è più comunicativo, e non a caso già nel lontano 2005 ha ottenuto la laurea honoris causa in “Comunicazione e pubblicità per le organizzazioni”. Allora la motivazione parlava della capacità di Valentino "creare eventi spettacolari nell' evento sportivo, costruendo spazi di teatralizzazione capaci di muovere un' ondata comunicativa che valica le frontiere dei media nazionali". Si diceva che Valentino “incarna una figura mediatica che dosa capacità umana e mito sportivo con un'abilità alla comunicazione capace di rispecchiare i livelli culturali di pubblico diversi, dall' altra si propone come elemento di valorizzazione dei brand, legando il suo personaggio a marchi diversi e riuscendo a valorizzarli in modo significativo".

Tony Cairoli è schivo, riservato, parla poco nelle interviste. Ma dunque serve essere come “personaggi” per far parlare di sé? Ma stiamo parlando di atleti, e dovrebbero essere i nove titoli mondiali a fare notizia, non quanto il pilota sappia imporre la sua personalità e la sua immagine.

L'ECONOMIA - Che si tratti di una questione economica? La MotoGP muove più soldi del mondiale di Motocross? Ma perché questo impedisce ai media – che dovrebbero essere indipendenti – di raccontare la storia fenomenale di Tony Cairoli?

IL PERICOLO - O forse Valentino Rossi e Andrea Dovizioso sono più personaggi perché corrono a oltre trecento all’ora e nel motocross si va più piano? La velocità è diversa, è vero, ma i rischi sono gli stessi, anzi, nel motocross sono maggiori: proprio Rossi ha dichiarato che il motocross è uno sport troppo pericoloso per chi corre in pista. E allora, come la mettiamo?

I nove titoli mondiali di Tony Cairoli valgono quanto quelli conquistati da Valentino Rossi. Entrambi sono due grandi campioni e le loro storie dovrebbero rendere orgogliosi tutti gli italiani e tutti gli appassionati di qualsiasi sport. Peccato per chi non se n’è accorto: chissà quante altre cose belle della vita si sta perdendo…