L'edizione 2017 della Dakar ha decretato la fine di un ciclo, sia tecnico, sia umano. Da quest'anno infatti, oltre alle note novità riguardanti la navigazione, più complessa rispetto al passato, c'è stato il definitivo passaggio del testimone dalla vecchia alla nuova generazione. Fino a pochi anni fa erano Marc Coma e Cyril Despres a contendersi il gradino più alto del podio. Oggi invece, il primo si è ritirato, mentre il secondo ha abbandonato le moto per passare alle auto.

I NUOVI PROTAGONISTI - Il nome nuovo della Dakar sembrava quello di Toby Price (il vincitore dell'edizione 2016), che però quest'anno è stato un protagonista sfortunato, in quanto si è dovuto ritirare a causa di una brutta frattura del femore. La stessa sorte era capitata lo scorso anno al pilota che probabilmente sarà il futuro antagonista di Price, ovvero Sam Sunderland, che dopo diversi ritiri è riuscito a scrivere il suo nome nella storia del rally più famoso del mondo.

ENNESIMO COLPO A VUOTO DELLA HONDA - Price e Sunderland sono quelli che dovrebbero farci rivivere le sfide tra Coma e Despres, Honda permettendo. La HRC anche quest'anno ha toppato ma sicuramente non si arrenderà. Il progetto Dakar sembrava nato sotto una buona stella, invece il colosso giapponese ha investito molto raccogliendo pochissimo e anche nel 2017 ha dovuto guardare la KTM dal basso verso l'alto. Intendiamoci, la CRF 450 Rally è una moto eccezionale, però, per un motivo o per l'altro, non riesce a raggiungere l'obiettivo per cui è stata progettata: la vittoria. Quest'anno la Honda ha commesso un clamoroso errore strategico: Barreda, Goncalves e Metge hanno fatto rifornimento nell'area di neutralizzazione, un'irregolarità che è stata punita con un'ora di penalità. La classifica spiega che senza questo handicap ci sarebbe una CRF 450 Rally davanti a tutti ma la realtà è che la prima Honda al traguardo (quella di Barreda) è quinta e lontana dal podio. Anche quest'anno... sarà per il prossimo anno.

ITALIANI LONTANI DALLA VETTA - Gli italiani tornano a casa soddisfatti a metà. Ci si aspettava molto da Alessandro Botturi ma il bresciano della Yamaha ha rimediato subito un trauma cranico e ha dovuto abbandonare la carovana. Leggendo la classifica si scopre che Agazzi (Honda) è giunto trentasettesimo, a 07 ore 03' e 37” da Sunderland; che Ruoso (KTM) è giunto trentottesimo, a 8 ore 19' e 51” da Sunderland; che Lucchese (Yamaha) è giunto cinquantunesimo, a 10 ore 39' e 39 “ da Sunderland. Loro sono i nostri eroi, perché sono arrivati in fondo a una corsa che ha avuto una percentuale di ritiri vicina al 20%.