Dopo la tensione dei giorni dell’Africa Eco Rally, Paolo Ceci può finalmente lasciarsi andare. Ha vinto, e lo ha fatto alla grande, dominando per tutta la gara e portandosi al traguardo con quasi un’ora e mezzo di vantaggio sul suo primo rivale, Anjos Oliveira (leggi qui).

Paolo Ceci ha festeggiato nella sua Sassuolo, allo Sporting Club, insieme al Team Cross Parts al completo con Walter Dalamasso, compagno di squadra in questa edizione, Carlo Seminara, Francesco Catanese e Oriol Mena, e poi i suoi sostenitori. Nella serata Paolo Ceci ha ripercorso le tappe salienti di questa epica gara che ricalca i percorsi della mitica Parigi-Dakar e facendo con un confronto con l'attuale Dakar in Sud America.

Diverse sono state le testimonianze dei piloti italiani che hanno partecipato alla maratona africana con Simone Agazzi e Paolo Caprioni in moto e la coppia Stefano Pelloni e Gianluca Crociani alla guida di un SSV.

Durante la serata è stato consegnato un riconoscimento da parte di Avis a Paolo Ceci quale testimonal, per ricordare a tutti quanto sia importante la donazione del sangue non solo nella vita quotidiana ma anche in quella sportiva. 

I programmi - Il responsabile nazionale Motorally FMI Antonio Assirelli ha presentato il programma 2018, dove Paolo Ceci è tracciatore dei percorsi dallo scorso anno. 

Ceci sarà impegnato su svariati fronti iniziando con il corso da tecnico federale FMI  per poi continuare con la tracciatura di tutto il campionato italiano motorally Raid TT e la partecipazione a gare internazionali.

Il fascino dell’Africa - “La partecipazione all’Africa Rally dello scorso anno è servita per capire com’era la gara”, ha detto Ceci. “Questa volta prima di partire mi sono dedicato molto alla preparazione, dopo l’italiano rally ho fatto tanta bici e tanta moto. Sapevo di poter contare su un mezzo all’altezza e ho strutturato la squadra in modo di non disperdere energie. Sono partito determinato e il risultato è arrivato", spiega Ceci, che ha corso e vinto con una KTM.

“La sabbia della Mauritania è stata particolarmente impegnativa”, ricorda Ceci. “E’ tutta bianca, e non cambia mai colore. Fai fatica a riconoscere i punti dove è più soffice. Le dune non sono altissime, ma la moto di punto in bianco sprofonda, l’unica è saltare giù al volo, piegare la moto da una parte e dall’altra e ripartire”.

Perché vale la pena correre l’Africa Rally?

“Io ho fatto cinque Dakar sudamericane e posso dire che l’Africa ha un fascino indescrivibile: rispetto a correre in Sudamerica, ripercorrendo le tracce dell’antica Parigi-Dakar ti sembra di tornare indietro nel tempo e ti senti come i pionieri di una volta, quando correvano con la bussola e la cartina”, conclude Paolo Ceci.