Si alza presto, viaggia per affari, rispetta orari e appuntamenti, discute di budget, organizzazione, ottimizzazione, crescita: è il Max Biaggi che non conoscevamo, cioè il ragazzo diventato uomo dopo aver archiviato la sua età dell’oro, quella del pilota, per impegnarsi in un altro periodo importante della vita, certamente interessante e potenzialmente esaltante: «Diventare proprietario di un team di velocità, e impegnarmi con i ragazzini nel campionato italiano, per me è stato come fare un tuffo nel passato: sono tornato, con la mente e i ricordi, al periodo dei miei esordi ed è stato emozionante. Ecco perché quella che si chiudendo, nel CIV, è stata una bella esperienza. E poi, ho preso atto di come sono cambiati i tempi: il promoter del CIV si impegna tanto, l’organizzazione è di alto livello: è una macchina grande, e devo dire che è un altro pianeta rispetto al campionato italiano dei miei tempi. Le strutture, l’organizzazione, sono a un livello che vent’anni fa nemmeno ci si poteva immaginare per un campionato nazionale. Oggi il campionato italiano è tutto un altro mondo».

UN’ESPERIENZA CHE SI È APPENA CONCLUSA, Max sta infatti lavorando per evolvere la sua struttura e ciò significa che ci saranno molti cambiamenti: «Sto lavorando su questo, adesso: è il momento di compiere un passo avanti, un salto di qualità; anche per motivi che non dipendono da me – per esempio la decisione della Mahindra di ritirarsi dalle corse – dovrò apportare diversi cambiamenti per il 2018».

IL PASSO IN AVANTI, in questo caso, significa affrontare il CEV: nel nome cambia una vocale – E anziché I – ma nella pratica è un mondo diverso: «Il campionato mondiale Junior, che è poi il CEV (il campionato spagnolo, che ha una dimensione internazionale, ndr) è un passo necessario per la nostra struttura: siamo in una fase di crescita e il CEV, se parliamo di Moto3 e di campionati propedeutici, cioè per i ragazzini, è il meglio che si possa trovare. Il livello del campionato è molto alto, al punto che come tempi sul giro ci si avvicina a quelli del Mondiale, e quindi si impara di più. Si cresce di più. Noi ci trasferiremo in Spagna nel 2018: è l’unica cosa che è già stata definita. Ora stiamo lavorando sul resto».

IL RESTO, IN REALTÀ, È PARECCHIA ROBA: moto, piloti, struttura tecnica. Insomma, per Max è quasi tutto da rifare. Ma lui riparte dalla buona base creata quest’anno: il suo pilota principale, Alessandro Delbianco, è stato protagonista delle ultime due gare del CIV: «Delbianco ha vinto, e alla fine ha chiuso il campionato in terza posizione nonostante abbia dovuto saltare due delle sei gare, a causa di un brutto infortunio avvenuto all’inizio. In realtà si sono fatti male tutti e due i nostri piloti, già all’esordio, e questo ci ha messo in difficoltà. Siamo partiti in salita».

PER IL PROSSIMO ANNO Delbianco è in forse, mentre è stato già deciso che Davide Baldini non farà più parte del team, perché è giovanissimo e non è ancora adatto al campionato che Biaggi vuole andare ad affrontare: «Baldini non è cresciuto come ci si aspettava, nonostante i tanti test, ma lui è giovanissimo e può fare altra esperienza. Per Delbianco non è ancora detto: forse resterà, ma adesso la sua posizione non è chiara».

IL FATTO è che Max Biaggi vuole una squadra con respiro internazionale, e insegue certi risultati: ecco perché vuole andare subito nel CEV. Con una coppia di piloti internazionali: «Essendo italiano, vorrei almeno un pilota italiano. Il problema è che ormai non c’è più una grande scelta... La dico come battuta, spero che si capisca cosa intendo dire». Significa che si è scatenata una lotta serrata tra ex campioni neomanager, oppure team italiani di vertice, per accaparrarsi il meglio del vivaio tricolore. Che non è infinito, ovviamente. Quanto al secondo pilota «Penso che sarà straniero, anche se adesso non so dire di che nazionalità: stiamo lavorando in questo periodo, su questo aspetto».

MAX PUNTA IN ALTO, del resto è abituato a ragionare con questi obiettivi: «Se vuoi fare le cose in modo serio, l’impegno è elevato. E alla fine conta il cronometro: cambia tutto, se ti è amico oppure nemico. Non nascondo che l’ambizione c’è. E una delle intenzioni è anche quella di avere tre piloti. Bisogna però mettere insieme il budget necessario, perché aumentano il materiale e anche il numero di tecnici e meccanici; anche questo è un aspetto da definire».

È TUTTO IN DIVENIRE, e anche l’aspetto tecnico è molto importante. «La Mahindra si ritira, dobbiamo rivedere anche questo aspetto. La Honda è molto interessante, in ogni caso in Moto3 non è che ci sia una grande scelta: le Marche sono due (Honda e KTM). Spero comunque che alla fine si riesca ad avere un mezzo competitivo, questa è la cosa importante. Stesso discorso per la squadra: faremo degli aggiustamenti, anche a livello di tecnici, e anche in questo caso verrà tutto definito entro fine novembre. Cioè dopo l’ultima gara del CEV, a Valencia, alla quale parteciperemo anche noi».

MAX BIAGGI CHIUDE LA SUA PRIMA ESPERIENZA da team-manager, ma anche da imprenditore: il team, infatti, è suo: «Il bilancio è positivo. Ho presenziato a tutte le gare tranne due, perché quello era il periodo in cui ero in convalescenza dopo l’infortunio. In generale è stata una bella esperienza. Soltanto in corso d’opera, però, ti rendi conto di ciò che funziona e ciò che non funziona, quindi di cosa va cambiato o migliorato. Io sono in questa fase, adesso. Penso che sia giusto andare avanti per gradi, fare un passo alla volta: viene a mancare, accanto a noi, un’azienda (la Mahindra) per la quale svolgevo anche altre attività. Ma fa lo stesso, si riparte da altre basi. E il CEV va visto in quest’ottica: è un passo in avanti per questa struttura così giovane».

MAX È STATO PRUDENTE, finora: «Ho scelto il CIV perché è stato il primo anno di questa organizzazione, ed era anche più semplice dal punto di vista logistico: i nostri piloti sono molto giovani, quando schieri ragazzi di 13-14 anni, devi considerare che vanno a scuola: farli correre in Spagna avrebbe comportato più problemi. Anche per il team, come primo anno, correre in Italia è stato meno complicato. Ma nel programma abbiamo messo quattro gare in Spagna, nel CEV, quindi alla fine è venuta fuori comunque una stagione impegnativa: abbiamo corso una ventina di gare, non è male».

MAX BIAGGI È PARTITO DA ZERO anche quando ha voluto diventare pilota. Appare oggi come un manager esigente, ma la sua esperienza è importante e va inquadrata nella sua grande storia sportiva: «Quando hai un team che deve fare crescere i giovani, la cosa che conta è dare possibilità al più alto numero di ragazzi possibile; perché non è facile farsi strada, e avere anche soltanto la possibilità di esprimere il proprio potenziale. Bisogna stare attenti anche a giudicare, perché i piloti così giovani hanno diverse problematiche e non è facile intuirne il potenziale. Hanno un’età in cui cambiano in fretta, magari oggi non sembrano veloci ma dopo due anni si “svegliano”, crescono, e tutto cambia; è così, a quell’età. Ed è bello aiutarli, e trasmettere loro l’esperienza. Ho assaporato delle belle sensazioni».

MA BIAGGI PUNTA UN PO’ PIÙ IN ALTO, e la Spagna è una terra promessa per chi si occupa di velocità. Il sei volte iridato (quattro in 250 GP, due in Superbike) la conosce bene, la Spagna: ne parla in continuazione, come riferimento. «La Spagna ha tutto ciò che serve per poter svolgere questa attività: il clima, le piste, l’organizzazione, la mentalità. È il posto ideale, da noi. L’Italia è ad alto livello, ma a parte che il clima in inverno non è come quello spagnolo, bisogna dire che l’accesso alle piste per potersi allenare e per provare le moto è molto più difficile: da noi è sempre tutto più complicato. E i costi, per far girare dei ragazzini, sono esorbitanti. Inoltre da noi quando ci sono turni di prove, spesso le Moto3 vengono messe assieme ad altre moto, come le Supersport, o ad altri piloti di diverse categorie; per un ragazzino che aspira a certi livelli e che gira con le GP, però, questo non va bene: deve girare insieme a piloti con le sue stesse moto, e su piste dove ci sono certi riferimenti».

ECCO PERCHÉ, ad esempio, Biaggi ha voluto che la squadra andasse a provare sempre in Spagna, in inverno: «Abbiamo fatto praticamente tutto lì, anche se poi abbiamo corso nel CIV. E come team abbiamo pianificato, per questo 2017, quattro gare nel CEV. L’ultima, appunto, sarà il weekend dopo il GP della MotoGP a Valencia. E in vista del campionato 2018, il CEV, proveremo sempre in Spagna».