Come un fulmine a ciel sereno. L’episodio destinato a cambiare le sorti della stagione del CIV arriva al rientro dalle vacanze. La categoria interessata è la “regina” del campionato nazionale, ovvero la Superbike e il pilota e la moto protagonisti della diatriba sono Michele Pirro e la Ducati del Barni Racing Team. Non certo nomi “qualsiasi”. Si tratta infatti del binomio che ha fin qui dominato più di metà stagione, vincendo sei gare su sei della categoria Superbike e destinato, fino ad oggi, a conquistare agevolmente, con un round d’anticipo, il titolo italiano 2016.

STAGIONE COMPROMESSA - Fino ad oggi, appunto. Perché alla vigilia della settima e dell’ottava tappa stagionali (su dieci), in programma questo week-end sul circuito di Imola, è arrivata dalla FMI la conferma ufficiale di una squalifica pesante nei confronti della Ducati guidata da Pirro. Una decisione che segna irrimediabilmente la stagione e i sogni di gloria del pugliese e del team guidato da Marco Barnabò. 

I FATTI – E’ il 31 luglio quando a Misano, al termine del sesto round del CIV, i Commissari Tecnici FMI decidono di verificare le Ducati di Pirro (Barni Racing Team e di Matteo Baiocco (Team Motocorsa). E’ una procedura di routine, prevista dal regolamento: ad ogni tappa i commissari hanno il diritto di controllare nei minimi particolari i mezzi (di solito i primi tre classificati) di una determinata categoria. In occasione di Misano, spetta alla Superbike. 

QUALCOSA NON VA - Durante le verifiche, i commissari notano una differenza tra il condotto di aspirazione scarico montato sulla Panigale di Pirro e sulla quella di Baiocco. Il regolamento, in questi casi, parla chiaro: deve essere “come originariamente prodotto dal Costruttore per il motociclo omologato”. C’è discrepanza tra i due pezzi e quindi, presumibilmente, uno dei due è stato modificato. 

IL SEQUESTRO – Il problema è che nella fiche d’omologazione consegnata dalla Ducati, le dimensioni regolari del pezzo “incriminato” non sono specificate. Serve quindi il pezzo originale che, il 31 luglio sera, la FMI non riesce a verificare. Per questo motivo, le teste dei motori delle due Ducati di Pirro e Baiocco vengono sequestrati dai commissari e, contestualmente, la Federmoto chiede sia alla FIM (depositaria dei pezzi consegnati dal Costruttore ad inizio anno) che alla stessa Ducati quattro teste originali per procedere con il confronto.

LE VERIFICHE – Arrivate in FMI il 26 agosto, sono state prese in esame dai commissari ed è stata fatta una comparazione con le due sequestrate il 31 luglio. Risultato? Dalle verifiche è stata riscontrata un’irregolarità sul pezzo della Ducati di Pirro, mentre quella di Baiocco è risultata conforme.

LA SQUALIFICA “MULTIPLA” – A causa di questa irregolarità, Pirro è stato squalificato per il round 6. Ma non è finita qui. Da regolamento, nella classe Superbike del CIV è possibile utilizzare tre motori per tutto l’arco della stagione. Fino alla gara del Mugello del 3 luglio, ovvero il quarto round del 2016, il Barni Racing Team aveva punzonato e utilizzato un solo motore. Il 30 luglio a Misano, ne ha punzonato un secondo, con cui Pirro ha corso sabato il quinto round mentre il giorno dopo (sesto round) è tornato ad utilizzare il primo propulsore, quello delle prime quattro gare. E quello preso in esame dai commissari in sede di verifica. 

CONSEGUENZE - Per questo motivo, oltre alla sesta tappa, è stato accertato l’utilizzo del motore irregolare da parte di Pirro anche nelle prime quattro gare della stagione e quindi la squalifica è stata applicata per cinque delle sei gare fin qui disputate da Pirro. Che, da leader del campionato, si ritroverà ora a guardare tutti dal basso della classifica. E, fatto ancora più determinante, senza possibilità di lottare per il titolo, visto che ci sono in ballo ancora solo 100 punti e che servirebbe un “miracolo” per raddrizzare la stagione: con la classifica rivista, il pugliese arriverà a Imola con 25 punti e, anche se dovesse riuscire a vincere le quattro restanti sfide, chiuderebbe a 125. Baiocco, nuovo leader, è già a quota 87…

Letto il regolamento, la FMI ha applicato le regole e non sembra esserci spazio per il ricorso. Certo che questo episodio è destinato a far parlare paddock, appassionati e addetti ai lavori. 
Noi cercheremo di approfondire il tema sul sito, nelle prossime ore, sia con la FMI che con il Barni Racing Team.