Sono passati cinquanta giorni dall’incidente che lo ha visto protagonista a Misano, durante le prove libere della Superport 300. Una brutta caduta, insieme ad un altro pilota: l’altra moto che lo ha colpito sulla spina dorsale e la frattura di una vertebra con lesione del midollo. Pochi giorni fa Simone Mazzola ha subito un nuovo intervento per stabilizzare altre due vertebre e ora è tornato all'ospedale Montecatone. E’  qui che siamo andati a salutarlo. E lo abbiamo trovato insieme al papà Agostino che fin dal primo giorno segue Simone: Cesena, Montecatone, di nuovo Cesena, di nuovo Montecatone. Erano insieme, a leggere la versione digitale di Motosprint dal cellulare del papà.

La nostra visita non era stata concordata. Entriamo in punta di piedi per un saluto. E lui si dimostra subito contento della visita di Motosprint.

“L’ultima volta che ci siamo incontrati è stato dietro il podio di Imola”, dice Simone. “Ma io sto combattendo adesso come allora. Voglio tornare quanto più possibile alla normalità…

“Le moto erano la mia vita… lavoravo per correre”, aggiunge Simone, che faceva l’elettricista e il meccanico per mantenersi alle corse.

“E dire che Max Biaggi lo stava prendendo in squadra…” commenta il papà.

“Sì, io ho rifiutato per rispetto del team di Omar Menghi, con cui stavo correndo”, dice Simone. E poi aggiunge: “Ma tanto, se era destino che mi facessi male, sarebbe successo anche se avessi corso in Moto3 con Max. Anzi, mi dispiace che anche lui abbia passato un brutto momento…”

Ma tu come stai esattamente?

“Muovo le braccia ma non ancora le mani, e dal petto in giù non sento più niente”, spiega Simone, che fa fatica a parlare perché ha la tracheotomia. “Un amico pilota mi ha raccontato che quando sono entrato in medicheria subito dopo l’incidente gli ho stretto forte la mano e gli ho detto ‘ho paura’. Poi si vede che l’ematoma ha compresso il midollo e adesso le mani non le muovo...” spiega Simone. “Se almeno potessi muovere le mani, potrei prendere il telefono, il tablet… così è dura. Anche per mangiare devo essere imboccato…”

“Ma è già un successo che Simone parli e mangi. E che respiri autonomamente”, aggiunge papà Agostino, che se l’è vista brutta il primo mese, quando Simone non faceva niente di tutto questo.

“Anche per ascoltare la musica, devo chiedere tutto a mio padre”, spiega Simone. “La notte non passa mai se metti su qualche canzone…”

Cosa ascolti?

“Di tutto… Mi piace Battiato, ma alla fine la giornata è lunga e ascolto qualsiasi tipo di musica...”

Quanto starai ancora a Montecatone?

“Hanno parlato di cinque/sei mesi. Gli ematomi si devono riassorbire prima di vedere il danno che lasceranno. Ed è dura stare qui fermi… Ma non mollo”.

Hai piacere che esca su Motosprint un aggiornamento sulle tue condizioni? Finora nessuno sa esattamente come stai.

“Sì, voglio rompere il silenzio. Mi scrivono in tanti… vedo i messaggi su Facebook ma non ho mai risposto perché non posso usare il computer o lo smartphone. E a anche a parlare faccio ancora fatica. Ma voglio ringraziare tutti coloro che mi stanno vicini: papà, mamma Costanza, i miei fratelli Elio, Giuseppe e Alessandro, la Federazione Motociclistica Italiana e tutti gli amici che mi stanno sostenendo… L’elenco è molto lungo, ma io sono veramente grato a tutti e gli sforzi che stanno facendo per me mi stanno aiutando molto”.

Chiediamo a Simone se ha piacere di farsi vedere in foto. La risposta è positiva. Papà e figlio vicini, click! La foto è fatta e approvata. Rimettersi in gioco e tornare a interagire con il resto del mondo è un sintomo importante di guarigione.

Bravo Simone Mazzola: il primo passo verso il ritorno la normalità è fatto. E la redazione di Motosprint ti sarà vicina tutte le volte che vorrai comunicare con i tuoi fans.