Era il 21 maggio del 2017 quando sulla pista di Misano, durante le prove libere, Simone Mazzola è incappato in una brutta caduta alla curva 13. La frattura del rachide cervicale è apparsa subito preoccupante: trasportato in elicottero all’Ospedale Bufalini di Cesena, è stato operato e poi ha fatto tanti mesi di riabilitazione a Montecatone, dove siamo andati a trovarlo (leggi qui).

Veniva da un weekend da incorniciare, sul circuito di Imola: Simone, che aveva ventuno anni, aveva siglato la doppietta nella classe 300 Supersport, con i colori del team di Omar Menghi. Ma ha dovuto riorganizzarsi la vita, riparametrando tutto, perché l’incidente lo ha lasciato paralizzato dalla vita in giù e non solo. Anche la mobilità degli arti superiori è limitata.

“Ho recuperato la mobilità del braccio destro e riesco ad accennare qualche movimento con la mano destra. A sinistra mi manca il movimento del tricipite e non riesco a muovere la mano. Non so quanto potrò recuperare ancora: i medici non si sbilanciano. Dalla risonanza magnetica non si vede se c’è ancora un ematoma, perché i ‘ferri’ che mi hanno messo disturbano la visibilità. Comunque per ora sono a casa… in attesa di ricoverarmi per qualche giorno al Santa Lucia di Roma e poi di nuovo a Montecatone a settembre per un mesetto”, annuncia Simone.

Adesso che è tornato a casa, a Zagarolo, alle porte di Roma, Simone si sta riorganizzando la vita. E si allena di continuo.

Spingo da solo la carrozzina, riesco a fare forza con tutte e due le braccia. E poi faccio un’ora in piedi, con una speciale macchinario che sorregge le ginocchia e si chiama ‘struzzo’. Così ho di nuovo la sensazione di stare in piedi, e mi muovo più agevolmente.

“E poi a casa mi sto organizzando i mobili, gioco tanto alla Playstation ma cerco anche di uscire il più possibile, ho rivisto i miei amici, il bar dove andavo prima con loro… ed è stato emozionante. Tutti vogliono sapere cosa mi è successo, come affronto la vita di tutti i giorni…”

Hai contatti con il mondo delle due ruote?

“Sì, molti piloti hanno organizzato anche delle iniziative per me, come Enea Bastianini e Dennis Foggia che hanno messo in palio guanti e caschi e mi hanno dato il ricavato. Ho sentito anche Fabio Di Giannantonio, che correva al CIV con me ed è anche lui romano, e poi Fenati, che mi ha regalato il suo cupolino della Moto3.

“Quando ero a Montecatone è venuta a trovarmi anche Alessia Polita, che mi ha dato conforto e carica per andare avanti”, aggiunge Simone.

Essere nella situazione di Simone richiede molte spese. Per questo insieme al papà Simone ha fondato una Onlus, la Simone Mazzola16, che anche già una sua pagina Facebook.

“Non ho ancora ricevuto il rimborso dall’assicurazione dopo l’incidente e le spese sono tante: per l’assistenza ma anche  per le attrezzature come quella che mi tiene in piedi. E poi mi piacerebbe poter comprare un motorino elettrico da mettere sulla carrozzina come quello di Alessia Polita. La Onlus servirà per le spese mediche e mi darà anche la possibilità anche di aiutare altri ragazzi che sono in difficoltà, come è stato per me. Ho già mandato un bonifico ad un ragazzo che aveva bisogno di un aiuto”.

Guardi le gare in TV?

“Sì, e in MotoGP faccio il tifo per Dovizioso e per tutti gli italiani in Moto3 e Moto2, che sono molto competitivi. E in Superbike seguo in particolare Melandri. Guardo anche la F1, e parteggio per la Ferrari. Mi piacerebbe tornare a correre, magari in macchina. In kart non posso, nel mio caso è sconsigliato…”

Come ti senti in generale?

“Penso che quello che è successo è successo, e poteva andare peggio. Mi dispiace, certo, ma non si può tornare indietro. E comunque anche se potessi tornare indietro, correrei in moto lo stesso… perché era la mia vita”, conclude Simone Mazzola. Che adesso è ancora in gara. Tutti i giorni.

Per chi volesse effettuare la donazione del 5 per mille alla Onlus Simone Mazzola16, il codice fiscale da indicare è 90027040588.