La stagione 2018 si prospettava straordinaria per Andrea Grillini, che aveva annunciato il rientro nel mondiale Superbike della nuova Suzuki, con Roberto Rolfo come pilota di punta.

Invece, un inizio peggiore di questo è difficile immaginarlo: il patron dell’omonimo team è da ieri agli arresti domiciliari, coinvolto in una maxi inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, che ha portato a ben 169 indagati. Sei gli arresti, e fra questi c’è Andrea Grillini.

 L’indagine è partita dalla Calabria, ma ha toccato anche l’Emilia Romagna e persino la Germania: tante sarebbero le le ramificazioni al Nord delle attività della cosca Farao-Marincola, ritenuta una delle più potenti della Calabria.

Le accuse - Sono decisamente pesanti: “per associazione di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione, autoriciclaggio, porto e detenzione illegale di armi e munizioni, intestazione fittizia di beni, procurata inosservanza di pena e illecita concorrenza con minaccia aggravata dal metodo mafioso”, recita una nota ufficiale diffusa dalla Procura Distrettuale di Catanzaro.

I provvedimenti hanno toccato Calabria, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Lazio, Toscana, Campania e in Germania. E’ stato notificato anche un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di circa 50 milioni di euro.

Gli arresti domiciliari – Teniamo a precisare che il fatto che Andrea Grillini sia agli arresti domiciliari non significa che sia stato giudicato colpevole, perché non è stato ancora fatto alcun processo. Il giudice decide per questa misura cautelare quando nel corso di un’indagine vi siano alcuni motivi particolari, e cioè:

- rischio di inquinamento delle prove,

- il rischio di fuga dell'imputato

- il rischio di reiterazione del reato.

Allo stato dei fatti, quindi, su Andrea Grillini non vi è alcuna condanna penale, ma solo una misura coercitiva in attesa di giudizio.

I motivi“I provvedimenti scaturiscono da un’articolata manovra investigativa, coordinata dalla procura di Catanzaro, che ha consentito di documentare, in particolare, l’operatività, gli assetti gerarchici interni e le attività criminose della locale di ‘ndrangheta dei Farao-Marincola di Cirò (Crotone)”, scrive la nota ufficiale della Procura Distrettuale di Catanzaro.

“La cosca  aveva infiltrato il tessuto economico e sociale dell’area cirotana mediante un radicale controllo mafioso degli apparati imprenditoriali, operanti soprattutto nei settori della produzione e commercio di pane, della vendita del pescato, del vino e dei prodotti alimentari tipici, nonché nel settore della raccolta e riciclo sia di materie plastiche sia di r.s.u..

"L’indagine è riuscita quindi a delineare il quadro complessivo degli interessi illeciti gestiti in ambito nazionale e estero dal sodalizio indagato, verificando altresì la disponibilità di ingenti risorse finanziarie che venivano reimpiegate in numerose iniziative imprenditoriali e commerciali nel nord-Italia e in Germania.

“Infine, sono state accertate ulteriori attività illecite riguardanti sia l’operatività di una serie di imprese/cartiere controllate o riconducili alla cosca, deputate all’emissione di fatture per operazioni inesistenti finalizzate a frodare l’i.v.a. e ripulire denaro di illecita provenienza, sia relative a un traffico transnazionale di autoveicoli di grossa cilindrata”, conclude la nota.