E’ passato un anno esatto da quando Nicky Hayden fu travolto da un’auto mentre si allenava in bicicletta nei dintorni di Misano Adriatico. La sua ultima gara era stata a Imola, quella successiva sarebbe stata a Donington, ma il pilota americano aveva deciso di concedersi qualche giorno sulla riviera romagnola, per riposarsi e al contempo per allenarsi (leggi qui).

Pochi giorni dopo – il 22 maggio – il trentaseienne Nicky Hayden è morto, anche se il suo cuore batte ancora, perché è stato donato per un trapianto dalla famiglia (leggi qui).

Da allora, tante sono state le iniziative per ricordare Nicky Hayden. Ultime, ma solo in ordine di tempo, la mostra fotografica a lui dedicata a Imola durante il mondiale Superbike (leggi qui), e un giardino a lui dedicato a Misano (leggi qui).

Il processo - E’ una magra consolazione sapere che per il suo investitore è stato richiesto il rinvio a giudizio.

La richiesta del procuratore Paolo Gengarelli, è giunta dopo tre perizie tecniche sulla dinamica dell’incidente. In particolare, l’incaricato della procura, il perito industriale Orlando Omicini, ex agente della Polizia Stradale esperto nella ricostruzione di incidenti ha accertato che il guidatore dell’auto procedesse alla velocità di 70 km/h, in un punto dove c’è il limite dei 50 km/h. Se l’auto avesse rispettato i limiti  sia reagendo e frenando, sia continuando a velocità costante, l’incidente sarebbe stato interamente evitato”, conclude perito.

La ricostruzione ha accertato che Nicky Hayden, in allenamento con la bici da corsa, non rispettò lo stop: si era immesso sulla strada principale procedendo a circa 20 km/h. Ci fu dunque un concorso di colpa. L’udienza preliminare verrà discussa il 13 giugno.

Ma nessun giudice e nessuna pena inflitta all’investitore ci ridaranno mai il sorriso del Kentucky Kid, il campione del mondo della 500 che dal 2016, dopo 13 anni di Motomondiale, era passato nel mondiale Superbike. Ma che continua a vivere nei ricordi di tutti gli appassionati.