Conquistando 34 punti – bastano un secondo e un terzo posto, oppure un primo e un settimo – Jonathan Rea vincerà a Magny-Cours il quarto titolo consecutivo della Superbike con due tappe d'anticipo. Suggellando così un dominio incontrastato assieme alla Kawasaki ZX-10R, un binomio più forte anche delle restrizioni regolamentari. Un'egemonia che ha però contribuito a togliere attenzione alla Superbike, e i Mondiali che si decidevano all'ultima manche sono ormai ricordi persi nel tempo. Magny-Cours, per esempio, nel 2012 fu teatro del thriller per eccellenza: quel giorno Max Biaggi si aggiudicò il secondo titolo Superbike con l'Aprilia (il sesto della sua carriera, GP compresi) e salutò, salvo tornare per un cameo nel 2015 sempre in sella alla RSV4. 

Come Lauda: quello con cui Max vinse la resistenza di Tom Sykes è il “mezzo punto” più celebre nella storia del motociclismo, e si unisce al mezzo punto con cui un altro vecchio leone, Niki Lauda, batté Alain Prost nel Mondiale di Formula 1 del 1984. Lauda vinse a 35 anni, Biaggi si spinse oltre, visto che a 41 anni divenne l'iridato più vecchio nella Velocità dai tempi di Hermann Paul Maier, campione della 250 nel 1955 a quasi 46 anni. Sykes si sarebbe rifatto l'anno successivo, aprendo l'epopea della Kawasaki, che a meno di sorprese vincerà il quinto titolo in sei anni. Il tutto, al termine di un campionato equilibrato e con piloti di cinque Case – c'erano anche Carlos Checa, campione uscente con la Ducati, Marco Melandri su BMW e Rea su Honda – a contendersi il titolo, in un'annata caratterizzata dal diluvio di Monza, con gara 1 cancellata e la seconda manche fermata dopo otto giri, con punti assegnati a metà. 

Thriller: Biaggi vinse il titolo pur senza conquistare una sola manche tra le ultime cinque disputate. Il ritiro di Sykes in gara 2 a Portimao, la penultima tappa, consentì al romano di presentarsi in Francia con 30,5 punti di vantaggio sull'inglese. Tuttavia in gara 1 Max scivolò ma trovò alleati preziosi nel padrone di casa Sylvain Guintoli e in Melandri, capaci di precedere sul traguardo Sykes (a differenza di Rea, scivolato nel finale). In gara 2, sull'asciutto, Sykes prese il sopravvento mentre Biaggi – in difficoltà – perse contatto con la vetta ma venne favorito dalle scivolate di Melandri e della seconda guida Kawasaki Loris Baz. E il suo quinto posto sul traguardo fu sufficiente per ottenere il secondo titolo, festeggiato anche con l'amico Jorge Lorenzo, a sua volta iridato in quel 2012, in MotoGP. Un thriller che racconta ciò che la Superbike era, e che oggi non è più.