La nuova arma totale della Ducati, la Panigale V4 R, il ritorno dell'HRC e della BMW, il raddoppio delle Yamaha ufficiali sulla griglia. Gli spunti di interesse non mancano eppure il 2019 della Superbike – che fra una settimana vivrà i test di Jerez e fra cinque la prima tappa del Mondiale in Australia – parte con la premessa di un record negativo: saranno soltanto 18 i piloti iscritti in maniera permanente al campionato nel quale Jonathan Rea (qui sotto) cercherà la “manita”, concetto caro a un grande tifoso del Barcellona come il nordirlandese. 

I tempi andati: sono lontani i primi tempi del Mondiale delle derivate dalla serie, con il debutto nel 1988 nel quale nemmeno una sorta di “prequalifiche” era sufficiente per scremare il gruppo, visto che si arrivava anche a un'ottantina di iscritti. Ed è lontanissimo quel 1991 in cui ben 94 piloti ottennero punti, che venivano assegnati ai primi quindici classificati. Un'assegnazione analoga al presente, almeno fino al 2018, visto che ora arriverà la terza manche con punteggi ridotti (12 punti per il vincitore, 9 al secondo classificato, 7 al terzo e poi a scalare fino al decimo classificato). Sul sito ufficiale, il Promoter cerca di indorare la pillola: «Questi 18 piloti, a cui sicuramente si uniranno wild card e altri piloti nel corso della stagione...» si legge nella notizia sulla griglia degli iscritti. La situazione è chiara e non depone a favore di un Mondiale che negli ultimi anni, sotto l'egida Dorna, ha perso piloti e Case – di quest'inverno l'uscita di Aprilia e MV, ma quest'ultima punta forte sulla Supersport – e soprattutto quei tratti distintivi che avevano fatto innamorare i “duri e puri” ma avevano attirato anche il grande pubblico. E così, ecco la ricerca del jolly attraverso novità eclatanti – ma non di successo – come la divisione delle manche tra sabato e domenica e l'introduzione della gara-sprint. Per non parlare dell'artificiale, e vana, ricerca dell'equilibrio limitando il numero di giri motore di chi vince. 

Addio privati: su una griglia che prevede tre italiani, cioè Marco Melandri, Michael Ruben Rinaldi e Alessandro Delbianco e tre debuttanti – lo stesso Delbianco, Alvaro Bautista (qui sopra) e Sandro Cortese – la particolarità è che sono quasi spariti i privati. Segno che l'aumento dei costi in proporzione agli introiti ha allontanato le strutture di dimensioni inferiori, impoverendo numericamente la griglia. Con il ritorno dell'HRC, che verrà coadiuvata da Moriwaki e dal Team Althea di Genesio Bevilacqua, e della BMW (che schiererà Tom Sykes, il decano con le sue 259 gare), ci sarà una situazione particolare: dieci piloti schierati direttamente da una Casa, quattro in più rispetto allo scorso anno, e otto che avranno un supporto indiretto, visto che per esempio tutte e quattro le Ducati presenti saranno le nuove Panigale V4 R (qui sotto) e in più raddoppieranno le Yamaha ufficiali, da due a quattro. 

 

Superbike 2019, la entry list

Factory team

Kawasaki: Jonathan Rea e Leon Haslam

Ducati Aruba.it: Chaz Davies e Alvaro Bautista

Yamaha Pata: Alex Lowes e Michael Van der Mark

Honda Moriwaki-Althea: Leon Camier e Ryuichi Kiyonari

BMW: Tom Sykes e Markus Reiterberger

Gli altri team

Kawasaki Puccetti: Toprak Razgatlioglu

Kawasaki Orelac VerdNatura: Leandro Mercado

Kawasaki Pedercini Global Service Solutions: Jordi Torres

Ducati Barni: Michael Ruben Rinaldi

Ducati GoEleven: Eugene Laverty

Yamaha GRT: Marco Melandri e Sandro Cortese

Honda Althea Mie: Alessandro Delbianco