Leon Camier rappresenta al meglio la scuola britannica: non molla mai e getta sempre il cuore oltre “l’ostacolo”. L’avevamo imparato a conoscere nei due anni di Aprilia, dove nonostante la presenza ingombrante di Max Biaggi riuscì nell’anno del debutto (dopo aver vinto i titoli BSB della Superbike e della Supersport) a centrare tre podi, riconfermandosi al top la stagione successiva con quattro podi. 

IL LARRY BIRD DELLE DUE RUOTE - A guardarlo, sembra più giocatore di basket che pilota di moto (braccia e gambe lunghe, fisico asciutto e nervoso, oltre 191 cm di altezza) ma Leon in carena si rivela aggressivo ed efficace anche nel “corpo a corpo”. Dopo l’esperienza Aprilia, passa in Suzuki per due anni, conquistando altri due podi di tappa e dimostrando di poter gestire bene anche la GSX-R1000.

BEL LAVORO SULLA MV - Nel 2015, dopo una parentesi in BMW, approda in MV Agusta ma è rallentato nei risultati da una F4 “acerba” nello sviluppo e poco affidabile. Quest’anno, sin dalle prime gare e dopo il lavoro fatto al box la stagione scorsa, si è ritrovato tra le mani una moto in grande crescita: supportato al meglio da un team che non sembra “condizionato” dalle vicissitudini dell’azienda lombarda, ha sfiotato spesso il podio. Che, qualora arrivasse, sarebbe il giusto premio per questa lunga scalata alle zone alte.

PODIO VICINO - Dopo una partenza così così sia a Phillip Island (undicesimo in entrambe le manche) che a Aragon (“zero” sia in gara1 che in gara2), Leon ha iniziato la rimonta: in Olanda, in occasione della prima manche, ha sfiorato il podio con il quarto posto mentre a Imola, davanti ai tifosi della sua MV, ha chiuso quinto e sesto e dopo un week-end opaco a Sepang, sul tracciato di “casa” di Donington ha fatto di nuovo quarto e quinto.