Campione del Mondo Supersport nel 2002, dopo una carriera piena di successi Fabien Foret ha parzialmente concluso la sua carriera agonistica, perché ora è impegnato nell’endurance con Kawasaki, ma è rimasto nel paddock del Mondiale Superbike come ‘preparatore’ di Jonathan Rea. Quando il nordirlandese è in pista, Foret gli è sempre a fianco, e da bordo pista analizza il suo stile di guida. E quando scende gli è accanto nell’approccio mentale alle gare, che secondo il francese è un aspetto cruciale del successo di un pilota.

“Conosco bene Jonathan perché siamo stati compagni di squadra in passato, pur non correndo nella stessa categoria”, ha dichiarato Fabien Foret a WorldSBK.com. “Siamo sempre andati d’accordo, le nostre mogli sono entrambe australiane: un inverno abbiamo condiviso lo stesso appartamento in Australia, e questo ci ha avvicinati molto. Ad un certo punto della carriera ha sentito la necessità di avere qualcuno che lo osservasse a bordo pista ma che lo aiutasse anche a livello psicologico, ed a me è sembrata una scelta più che logica”.

Un perfezionista -  “Rea sa cosa vuole e cerca di fare tutto il possibile per ottenerlo”, aggiunge Foret. “E’ un perfezionista dalla grandissima determinazione. Questo si sposa perfettamente con il mio metodo di lavoro ed il mio carattere, che lui conosce bene, quindi le cose hanno funzionato al meglio sin da subito. So perfettamente ciò che deve sentirsi dire, ma anche ciò che non deve. Per ora, le cose stanno andando bene”.

Il ruolo di preparatore non si limita solo all’analisi dello stile di guida. “L’aspetto psicologico è cruciale, specialmente in relazione alla moto”, spiega Foret. “In quanto piloti, pensiamo sempre a ciò che è importante sapere in relazione ai nostri avversari. Il mio ruolo a livello psicologico è tanto importante quanto quello che ho a bordo pista. Devo fare in modo che lui sia tra i migliori e che non si faccia troppe domande”.

Le qualità di Rea - “A livello fisico, è pronto. È determinato ed estremamente professionale, ma anche molto talentuoso”: così Foret definisce le qualità di Rea.

Ma il francese, esattamente, su cosa lavora? “Secondo me c’è da lavorare sui momenti in cui sorgono dubbi, anche se in realtà non si tratta di una debolezza perché è una cosa che succede a tutti ed in tutti gli sport”, spiega Foret. Per questo motivo devo essere presente e pronto a dargli supporto nelle decisioni di natura tecnica, ma anche essere lì prima di una gara, per poterlo aiutare ad affrontare gli avversari. Devo fare in modo che lui abbia la giusta fiducia nelle sue capacità”.

Foret e la sua nuova vita da coach – Fabien Foret non lavora soltanto con Jonathan Rea.

“Quest’anno ho lavorato anche a fianco di Randy Krummenacher. È stato un lavoro abbastanza diverso, con aspettative differenti e rivolto principalmente allo stile di guida necessario per la Superbike, soprattutto in curva”, spiega Foret. “Johnny è assolutamente d’accordo sul fatto che io mi occupi anche di altri piloti, a meno che questi non siano in diretta competizione con lui. Sembra un lavoro semplice, specialmente quando si lavora di Johnny, uno che ha dimostrato di poter vincere e dominare così tanto già in passato… ma quando conosci la materia, non è poi così ovvio. Ci sono tanti piloti esperti che ci hanno provato ed hanno fallito. Ci vuole lavoro, energia e bisogna essere presenti a tutti i debriefing. Non è semplice lavorare con altri piloti ed assicurare lo stesso livello di qualità a ciascuno di essi. Se sono qui, per un certo verso è grazie a Johnny, quindi voglio continuare a fare un buon lavoro e spero di poterlo accompagnare fino a fine carriera, se lo desidera”, conclude Foret.