Andrea Grillini si trova ai “domiciliari” con l’accusa di riciclaggio di denaro. Lo ha stabilito la Procura Distrettuale di Catanzaro, ed è una brutta storia perché aggravata dall’accusa di avere intrattenuto rapporti con la ‘ndrangheta. Infatti il clan con cui avrebbe (sempre secondo la Procura Distrettuale di Catanzaro) intrattenuto rapporti di collaborazione è accusato di associazione di tipo mafioso, autoriciclaggio, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, illecita concorrenza con minaccia aggravata dal metodo mafioso.  

L’ACCUSA - Grillini avrebbe usato il suo team impegnato in Superbike per effettuare fatture false, riciclare denaro. Le accuse vanno provate, ci saranno i modi per stabilire come stanno le cose. Quindi Grillini, il patron della scuderia Grillini Racing che è agli arresti domiciliari nella sua casa a Monterenzio, in provincia di Bologna, avrà modo di difendersi.  
In questo momento però la situazione della sua squadra – che schiera Roberto Rolfo, Christian Gamarino e il debuttante Gabriele Ruiu sulle Suzuki GSX-R 1000 – non è chiara. Non ci sono conferme sulla partecipazione ai test di fine mese a Jerez, non ci sono notizie sul futuro del team.  
A questo punto la Dorna si ritrova a dover gestire un altro caso giudiziario, dopo quello che coinvolse il Team Forward in MotoGP nel 2015. Ed è noto come queste vicende non piacciano agli investitori come la Bridgepoint, che controlla la Dorna. 

DUE MOTO IN MENO - L’attuale vicenda che coinvolge un proprietario di una squadra rappresenta un’ulteriore spina nel fianco per il promoter della Superbike e della MotoGP. L’assenza della squadra italo-monegasca sulla griglia di partenza significherebbe un vuoto di almeno due moto, difficilmente rimpiazzabile a questo punto, oltre a una brutta figura nei confronti della Suzuki, che sebbene non abbia mai riconosciuto l’iniziativa di Grillini come ufficiale, ha il suo nome coinvolto lateralmente in questa storia.  

VICENDA LUNGA - Un peccato anche per i piloti e per i meccanici della squadra, visto che i capi di imputazione contestati a Grillini fanno pensare che la vicenda non sarà risolta in modo rapido.  
Il mondo delle corse non è nuovo a casi del genere. Correre costa, gli sponsor sono sempre di meno e la voglia di arrivare presto a chiudere i budget rischia spesso di portare i manager a cercare scorciatoie che, ovviamente, sono inaccettabili. Le sponsorizzazioni sportive non sono attraenti in molti Paesi dove le maglie del fisco tendono a scoraggiare questa attività di comunicazione, che viene letta sempre più spesso – e per la verità a ragione, in certi casi – come un’attività illecita di riciclaggio di denaro o di sovrafatturazione fraudolenta.  

PROBLEMA DI TUTTI - È necessario porsi delle domande. Il motorsport deve trovare il modo di sostenersi e la questione riguarda tutti: dall’organizzatore ai team che animano le diverse categorie e classi. Le squadre sono aziende che “vendono” (ad altre aziende, cioè gli sponsor) visibilità sotto forma di spettacolo e competizione; ma nonostante i numeri registrati dall’audience televisiva globale, le multinazionali di primo livello non sono attratte dagli sport delle due ruote: nel mondo dello sport del motore preferiscono le quattro ruote, ma in generale sono interessate ad altri sport o eventi.  
 Moltissime squadre impegnate nel motociclismo in questi ultimi tempi hanno tamponato la difficoltà a reperire risorse mettendo in atto una concorrenza interna feroce, cioè cercando di “distrarre” sponsor ai concorrenti; oppure chiedendo ai piloti di portare in dote il budget per mettere in pista le moto. 

FERMI PER SCELTA - Ultimamente ha fatto scalpore l’annuncio del ritiro di Juanfran Guevara, giovane talento spagnolo della Moto3, che ha scelto di fermarsi anziché sprofondare nel vortice della ricerca personale di sponsor per correre. Il caso del ventiduenne che correva nel Team RBA è soltanto la punta dell’iceberg, ma questa scelta, come quella di Manuel Faccani (che ha appeso a sua volta il casco al chiodo per mancanza di budget), è un ulteriore segnale di disagio dell’ambiente che, oltretutto, sta perdendo fascino tra i giovani.  
La questione, dunque, è puramente economica. Servono milioni per schierare una moto in un Mondiale. Soldi che non sono più semplici da reperire, soldi che comunque spostano un’economia e un mondo fatto di posti di lavoro. Le difficoltà sono evidenti, per tutti. 

NESSUN RICAMBIO - Il Team Iodaracing, lo scorso anno, ha deciso di fermarsi prima della fine del mondiale Superbike, travolto da problemi economici che per il momento impediscono di pensare a un rientro. Il mondo è cambiato velocemente: dall’uscita di scena degli sponsor tabaccai non c’è stato un “ricambio” che possa garantire una sussistenza analoga. Parecchi team si sono ridimensionati, la Dorna qualche anno fa ha dovuto addirittura aprire la MotoGP ai motori di serie (!) per limitare i costi, ma poi è tornata sui propri passi.  
Il nuovo regolamento, in vigore dalla stagione 2016, prevede un contributo ai costruttori da parte di Dorna di 2,5 milioni di euro per l’acquisto della moto. Oltre a denaro che fa vivacchiare le squadre della classe regina dei GP, ma per i team delle altre categorie non ci sono aiuti importanti. In Moto2 servono circa due milioni di euro l’anno per un team con due moto. In Moto3 persino di più! Il milione di euro a moto che, in media, va considerato per pianificare un team di Superbike, ha anche l’aggravante di un’iscrizione onerosa per le squadre. 

SERVE TRASPARENZA - Non bisogna giustificare i metodi illegali, ovvio, e infatti bisogna sempre pensare che esistono ambienti di sport e di lavoro che vanno tutelati. In passato si era pensato di legare l’iscrizione ai vari campionati a una certificazione dei bilanci delle squadre, ma tutto tace da questo punto di vista. Invece servirebbe proprio la trasparenza, per evitare che la cronaca giudiziaria si occupi di questo settore. Non può far piacere a chi è onesto e investe, e nemmeno agli sponsor importanti che vogliono essere certi di affidare la loro immagine a persone serie e impegnate in campionati sportivi eticamente ineccepibili.  
Gli scandali, gli arresti e le frodi non fanno parte del patrimonio di immagine del motorsport. Dorna e FIM, e le autorità europee, dovrebbero sedersi intorno a un tavolo per studiare delle soluzioni credibili, prima che sia troppo tardi, prima che il fascino delle corse venga sopraffatto dagli scandali.