Nessun indennizzo riporterà mai in vita Nicky Hayden, venuto a mancare il 23 maggio dello scorso anno dopo essere stato investito in bicicletta cinque giorni prima. Ma se la legge italiana prevede un indennizzo fino a 6 milioni di euro, è lecito chiederlo. E così ha fatto la famiglia del campione americano, anzi, la sorella, che si è costituita parte civile nel procedimento per omicidio stradale che riguarda il trentunenne di Morciano alla guida dell’auto investitrice.

Il processo - L’automobilista, infatti, è stato rinviato a giudizio, e l’udienza si svolgerà il 10 ottobre. Inizialmente aveva chiesto il rito abbreviato, ma non è stato accettato dalla sorella di Nicky Hayden che, appunto, si era riservata un’azione civile.

E’ stato appurato dalle perizie che l’uomo alla guida stava procedendo lungo via Tavoleto in direzione mare a una velocità di poco superiore ai 70 chilometri all'ora, in un tratto della strada dove vige il limite dei 50 chilometri orari. Secondo quanto ricostruito dalla Procura della Repubblica, se l'automobilista avesse viaggiato ai 50 all'ora "sia continuando a velocità costante, sia reagendo e frenando, l'incidente sarebbe stato evitato” e il povero Nicky Hayden "sarebbe transitato appena davanti al veicolo" evitando dunque l'impatto.

D’altra parte la difesa sostiene la responsabilità piena di Hayden, puntando sulla tesi che, se pure l'automobilista avesse rispettato il limite di velocità, Hayden, sarebbe comunque finito contro l'auto perché non ha rispettato lo stop di via Ca' Raffaelli mentre viaggiava sulla sua bici da corsa.

Il 10 ottobre la Procura di Rimini emetterà il primo verdetto.

Una stele per Hayden - Intanto, il 9 settembre, durante la MotoGP di Misano, verrà inaugurata una stele tra via Tavoleto e Ca’ Raffaelli, nel luogo dell’impatto che è costato la vita a ‘The Kentucky Kid’.