Una partenza così, Ducati e Bautista l'avevano sognata per tutto l'inverno. Dopo gli ottimi test e le prove dei giorni scorsi, il sentore che la prima tappa dell'anno avrebbe potuto regalare grandi soddisfazioni al binomio italo-spagnolo era forte. E così è stato. Alvaro Bautista, al debutto in Superbike dopo gli anni passati nel motomondiale (gli ultimi in MotoGP come il più veloce dei piloti privati) ha corso una gara alla "Rea": scattato forte al via, si è liberato della compagnia delle due Kawasaki ufficiali ed ha dato vita ad una cavalcata solitaria, arrivando ad avere oltre quindici secondi di vantaggio.

LA V4 E' LA SUA MOTO - Storicamente, in Australia, le gare si decidono all'ultima curva tra un nutrito gruppetto di piloti e invece, le braccia alzate di Bautista con il vuoto alle sue spalle, lasciano intendere (forse) che tipo di stagione potrebbe diventare, quella appena iniziata. Anche paragonando le altre V4 (Rinaldi nono e Davies addirittura decimo a 27 secondi), si capisce in fretta quanto si siano trovati Alvaro e la "rossa" e quanto siano forti.

REA, BOCCONE AMARO - Imprendibili, come ha detto onestamente e sportivamente a fine gara Jonathan Rea. Il campione del mondo, su Kawasaki, si è dovuto accontentare di una seconda posizione che lascia un po' di amaro in bocca non tanto come è arrivata (il nordirlandese) ha dato spettacolo insieme agli altri rivali) ma per il gap rimediato. Nei primi giri, Johnny ha dovuto fare il conti con un arrembante compagno di squadra: Haslam non ha nessuna intenzione di fare da mero scudiero e l'ha già dimostrato in questa prima gara, attaccando più volte l'iridato prima di finire a gambe all'aria a causa di una staccata sbagliata proprio mentre si trovava in seconda posizione.

MACIO SORRIDE - Terzo, un ritrovato Marco Melandri. Nelle battute finali, Macio è risalito forte in sella alla Yamaha GRT ed ha regolato prima Sykes e Razgatlioglu e poi la R1 di Alex Lowes. Con quest'ultimo ha dato vita ad un duello fantastico (quattro sorpassi nell'ultimo giro), vinto proprio nella curva prima del rettilineo grazie ad un ingresso da campione. Sul viso del ravennate è tornato il sorriso. E la voglia di divertirsi guidando una moto. Per noi appassionati italiani, questa è una bella notizia.

QUATTRO R1 TRA LE PRIME OTTO - Lowes si è dovuto accontentare della "coppa di legno", con la soddisfazione però di chiudere davanti al compagno di squadra Van der Mark, in sella alla terza Yamaha nei primi cinque posti. Sesto, Razgatlioglu. L'allievo di Sofuoglu e alfiere del team italiano Turkish Puccetti ha corso tre quarti di gara incollato alle altre due Kawasaki. Dimostrando un ulteriore step di crescita rispetto al 2018. Nel finale ha pagato l'usura delle gomme ma è stato bravo a mettersi alle spalle Tom Sykes. Il britannico, settimo con la BMW, ha limitato i danni "tamponando" con l'esperienza e il talento le mancanze velocistiche della moto tedesca. Che, ad oggi, paga oltre 10 km/h rispetto alle avversarie. 

CERCASI CHAZ DISPERATAMENTE - Nella top ten anche Sandro Cortese (ottavo con l'altra R1 del Team GRT), Michael Ruben Rinaldi bravo a risalire fino alla nona con la V4 di Barni dopo che un errore nelle fasi iniziali l'aveva fatto scivolare nelle retrovie, e Chaz Davies. Quest'ultimo esce sconfitto (e particolarmente contrariato) dal confronto in casa con Bautista: mai nel vivo della gara, Chaz si è beccato quasi mezzo minuto dal compagno di squadra, ha chiuso alle spalle di Rinaldi e soprattutto non ha mai dato l'impressione di riuscire a guidare la V4 con il feeling giusto. Speriamo nel futuro, perché in questa partenza non c'è nulla da salvare. 

SFORTUNA HONDA - A punti sono andati anche Jordi Torres in sella alla Kawasaki Pedercini, Laverty, Reiterberger, Mercado e Haslam, risalito in sella dopo la scivolata che gli ha negato la gioia di un eventuale podio. Chiudono il gruppo Kiyonari e Del Bianco, con le Honda. A proposito di CBR, nella prima parte di gara sembrava promettente la prestazione di Camier ma una caduta all'ottavo giro gli ha fatto dire addio ad un risultato importante.