Il 2019 per Marco Melandri è stato l'anno del grande amore ritrovato (la Yamaha), ma anche quello del suo addio alle corse. Nella prima gara della stagione a Phillip Island il pilota ravennate è tornato alle origini salendo in sella alla R1 del team Yamaha GRT e trovando subito il podio. Poi durante la stagione ne sono arrivati altri due, a Jerez, oltre a una serie di buoni piazzamenti. Marco ce lo ha spiegato bene nella conferenza stampa di ieri: «non si è spento il sacro fuoco del pilota, ma si è abbassata la fiamma». Una metafora che descrive perfettamente il suo stato d'animo. Vivrà l'ultima parte della stagione con il cuore più leggero, e magari riuscirà a prendersi qualche altra bella soddisfazione sulla sua tanto amata R1.

CHE STORIA - Sembra passata una vita dal il 26 febbraio 2017. Macio, dopo la caduta del sabato in gara 1, conquistava il terzo posto in gara 2 sulla pista di Phillip Island. Un esordio straordinario con la Ducati su un circuito che ha sempre amato. Un anno dopo, sempre in Australia, la doppietta storica con vittoria in volata nella gara domenicale contro il dominatore Rea. Storica perché grazie a quella doppietta Melandri è ancora oggi il pilota italiano ad aver vinto più gare in Superbike, 22, una in più di Max Biaggi, che nonostante i due titoli mondiali, di gare ne ha vinte 21.

MOTOMONDIALE - Melandri nel Motomondiale ha corso 212 gare (tra 125, 250 e MotoGp) vincendone 22 (un numero che ritorna) con ben 62 podi. Sono numeri importanti. Nel 2002 è stato campione mondiale nella 250, nel 2005 ha strappato il secondo posto in MotoGp guidando una moto satellite, dietro l'invincibile Valentino Rossi di allora. Non ci sono molti altri piloti italiani contemporanei con i suoi numeri. Dovizioso, per esempio, di gare finora ne ha vinte sempre 22 in 303 gare disputate. E nella carriera motociclistica di Melandri vanno tenute in considerazione anche i buchi neri con Ducati e Kawasaki, che dopo il suo ingaggio annunciò il graduale addio alla MotoGp. Il bilancio finale poteva essere migliore. Da dimenticare anche il ritorno nella classe regina con una Aprilia non ancora competitiva dopo una bella parentesi in Superbike. Melandri non verrà forse ricordato come uno dei più grandi piloti di sempre, ma per gli appassionati sarà impossibile dimenticare la gara del 2005 al Mugello dove non si piazzò sul podio ma diede vita a una fantastica battaglia con Rossi, Biaggi e Capirossi. Finì quarto dopo alcuni giri in solitaria. Tutto il suo talento lo fece vedere in quei sorpassi e in quelle staccate. E ancora oggi un po' di nostalgia si fa sentire.

WSBK - Anche nelle derivate di serie il suo bilancio è buono: 75 podi complessivi con 4 case diverse (Yamaha, BMW, Aprilia, Ducati). Melandri guidò la sua prima Yamaha nel 2003 quando aveva 20 anni, al suo esordio in MotoGP, fresco vincitore del titolo iridato in 250. Poi di nuovo il ritorno di fiamma in Superbike nel 2011 sempre con la casa di Ywata, nella stagione d'esordio in SBK e infine in quella che sarà la sua ultima stagione con la Yamaha GRT. In sella a quella R1 ufficiale conquistò 4 vittorie, 7 secondi e 4 terzi posti, chiudendo l'anno da vice-campione del mondo. Ora l'addio, comunicato con il sorriso e la serenità di chi ha iniziato ad andare forte in moto che era un adolescente e che oggi saluta perché consapevole di essersi fatto uomo.