Alessandro Delbianco sta crescendo velocemente nel mondiale Superbike: il rookie del team Honda Althea ha colto a Donington il suo secondo piazzamento in top ten dopo Misano, classificandosi nono. E’ il suo miglior risultato nel mondiale delle derivate di serie, ed è arrivato al termine di una gara che lo ha visto protagonista di un autentico ‘rodeo’ con la sua moto. Dopo aver dimostrato il feeling con l’asfalto bagnato già nella Superpole, piazzandosi nono, Delbianco ha vissuto un momento ad alta tensione alla curva 2, durante gara1, quando si è ritrovato con entrambe le gambe da una parte della moto, che è riuscito a ‘domare’ portandola sull’erba alla curva Hollywood. Riuscito a rimanere in piedi, non ha perso nemmeno una posizione e ha firmato uno dei ‘salvataggi’ più spettacolari della stagione. Delbianco ha continuato la gara come se niente fosse e si è piazzato nono. Meritandosi un rispetto sempre maggiore nel paddock.

IN FAMIGLIA  - “Ci sono pochi piloti con cui vado molto d’accordo: Jordi Torres e Loris Baz, ad esempio”, ha dichiarato Alessandro Delbianco a WorldSBK.com. “Ma dopo Donington Park con il mio salvataggio sento di essere entrato a far parte della famiglia del mondiale Superbike. Adesso mi salutano di più. Mi sono fermato a parlare con Tom Sykes e Jonathan Rea. E’ come se adesso mi riconoscessero come uno di loro”, ha aggiunto il ventiduenne riminese senza celare una punta di orgoglio. Del resto, non è stato facile arrivare fin qui.

Ho iniziato a correre con le minimoto, perché mi piaceva guardarle in tv e perché avevo provato a giocare a calcio ma avevo capito che non era il mio sport”, ha detto Delbianco. All’inizio, il mio sogno non era quello di diventare pilota, ma quando ho iniziato a correre ho capito che era ciò che volevo fare”, racconta Delbianco.

INIZI DIFFICILI - “In minimoto ho vinto i titoli italiano e europeo. Poi ho fatto la MiniGP. I miei rivali erano Di Giannantonio, Bastianini, Antonelli… Quando le moto sono diventate più grandi, tutto è diventato più caro e ho dovuto smettere di correre per cinque anni, da quando ne avevo 11 fino ai 16. Ma ho avuto l’opportunità di fare una gara in Moto3 e l’ho vinta, il che mi ha consentito di disputare una stagione intera, nel 2016 (nel CIV, ndr). E’ stato il mio primo vero anno di corse. Nel frattempo avevo lavorato come camionista per un paio di anni… portavo lettighe e sedie a rotelle negli ospedali, ma non mi ci vedevo. Avevo ambizioni maggiori. Se non fossi diventato pilota probabilmente avrei lavorato nello sport o in televisione”, spiega Delbianco, che a 15 anni è stato protagonista di un reality sul CIV.

Mi sono sentito un po’ come John Travolta, ma ho perso concentrazione. Se tornassi indietro, non lo rifarei. Alla fine il programma ha creato un personaggio che non riflette il mio carattere”, aggiunge riferendosi al reality.

OBIETTIVI AMBIZIOSI - “Fino a due anni fa non avrei mai immaginato di arrivare qui”, spiega ancora Delbianco. “A poco a poco, sto cominciando a sentirmi più a mio agio. Ovviamente l’obiettivo sarebbe quello di vincere, ma sarebbe anche troppo irrealistico e presuntuoso in questo momento. Quindi diciamo che l’obiettivo è migliorare in ogni gara fino ad arrivare primo. So che non è facile, o magari non sarà possibile. Ma intanto il mio primo obiettivo è di avere una moto per l’anno prossimo e dimostrare di fare bene”.

Per questo Alessandro si sta preparando al meglio. “Anche se vivo vicino al mare, quando sono a casa mi alleno due volte al giorno con il mio personal trainer e non ho molta vita sociale. Sto vivendo un’opportunità che non capita a tutti, e non voglio sprecarla… e non andare in discoteca il sabato notte non mi manca per niente”, conclude Delbianco, confermandosi particolarmente determinato nonostante la sua giovane età.