Ne ha vinti 5 di seguito come Valentino Rossi e Mick Doohan. Cinque i titoli mondiali che Rea, con il successo in gara 2 a Magny Cours si porta a casa. Con due gare di anticipo. E' vero, gli altri ci sono riusciti nella classe regina del Motomondiali (Agostini è arrivato addirittura a 7), ma in Superbike invece non c'era ancora riuscito nessuno. Johnny sta scrivendo la storia. Il suo quinto titolo acquista ancor più valore visto il livello dell'avversario, un pilota proveniente dalla MotoGP.

NUMERI - Il nordirlandese è nel mondiale della derivate di serie da undici stagioni. Ha corso 279 gare, ne ha vinte 84 collezionando 165 podi. E c'è da considerare anche la lunga parentesi di 6 anni su una Honda tutt'altro che competitiva. Ma questo dei cinque è forse il titolo più bello. Dopo le prime 11 gare e un ritardo di 61 punti da Alvaro Bautista, sembrava finita. Per tutti, ma non per Johnny, che in quel difficilissmo inizio di stagione si è quasi sempre piazzato alle spalle del rivale, costruendo una base di punti da cui ripartire. Bautitista, distratto anche dalle tensioni in casa Ducati, non ha retto al ritorno del Cannibale. Una serie di errori e cadute ha pian piano ridato fiducia a Rea. Il week end della svolta è stato quello di Imola. Vittoria di Rea (il ritorno alla vittoria di Johnny) in gara 1 e Superpole Race con successiva gara 2 annullata per la pioggia e qualche polemica. A Jerez nella tappa successiva la caduta a sorpresa di Bautista in gara 2 che rimette Johnny in corsa per il titolo, a -41 dopo quel week end.

MOTIVAZIONI - Al quinto titolo però Rea continua a preferire il primo in carriera: «Credo che il titolo più speciale sia il primo, perché realizzi per la prima volta il sogno che avevi da bambino, gli altri sono un valore aggiunto. È anche vero che l’inizio di questa stagione è stato molto difficile, perché molti ci avevano dati per spacciati. Ad Imola abbiamo ricominciato a vincere ed a quel successo ne sono seguiti altri. Spero di poter trasmettere questo atteggiamento alle persone che credono non ci sia la luce in fondo al tunnel, perché noi non ci siamo mai arresi e siamo arrivati alla pausa estiva da leader». Johnny ha sofferto la presenza di Bautista, un pilota arrivato dalla MotoGP, che in poche gare era riuscito a mettere in discussione la sua leadership, ma non le sue qualità umane e professionali: «Vinco contro un pilota MotoGP? Questa vittoria non è arrivata perché Bautista non sia stato in grado, ma perché noi abbiamo lavorato bene. Abbiamo affrontato delle sfide importanti e sicuramente Ducati ci ha reso la vita difficile. Sorrido ricordando i test invernali, in cui la nuova moto era stata definita "Rea, the Kawasaki killer". Questo ci ha dato la motivazione per non arrenderci mai».