“Una gara quasi perfetta fino a 3 curve dalla fine”, spiega Massimo Roccoli, che ha disputato una corsa maiuscola come wild card nel mondiale Supersport a Imola. In sella alla Ducati del team Rosso Corsa, il riminese era scattato dalla nona posizione in griglia di partenza e all’ultimo giro era ottimo quarto, quando è incappato in un brutto highside.

“Ho fatto un errore alla curva della Rivazza, il cambio è entrato in folle e come ho rialzato la moto e messo la seconda marcia mi è partito il posteriore. Molto probabilmente ho anche dato un colpo di gas e la moto mi ha letteralmente lanciato in aria”, racconta il sei volte campione italiano.

OLTRE LE ASPETTATIVE - Al di là della caduta, Roccoli è soddisfatto per essere stato così competitivo.

Lottare per il quarto posto è stato superiore ad ogni mia più rosea aspettativa. Stare assieme ai più forti anche nel campionato mondiale è davvero importante. Il team ha fatto un ottimo lavoro e la moto era perfetta. A parte i primi tre, abbiamo visto che possiamo stare assieme agli altri. Il nostro obbiettivo era quello di entrare nei primi dieci. In qualifica ce l’abbiamo fatta ed in gara c’eravamo sino a poche curve dalla fine”.

E’ stato un peccato non riuscire a finire la gara. Dopo la caduta, Roccoli è rimasto a terra. Prontamente soccorso, il pilota del team Rosso Corsa è stato trasportato al Centro Medico, dove non gli è stata riscontrata nessuna frattura, e dopo gli accertamenti del caso è stato dimesso.
UNA BRUTTA BOTTA -Peccato per la caduta, ho preso una brutta botta e non riuscivo a respirare”, racconta Roccoli. “I ragazzi del centro medico mi hanno fatto un controllo completo, ma per fortuna è tutto a posto. Ringrazio i marshal del servizio pista e gli addetti al centro medico per il loro sempre impagabile lavoro. Grazie anche a Beppe Amato e a tutto il team per l’incredibile lavoro svolto qui a Imola. Un grazie particolare va ai miei sponsor, ai miei sostenitori e alla famiglia Pantani”.

Il casco di Roccoli, infatti, è dedicato a Marco Pantani, e sarà donato alla Fondazione Marco Pantani (leggi qui)