Ci sono voluti 29 anni per battere il record di Loris Capirossi, che dal 1990 era il più giovane campione del mondo della storia del motociclismo, con i suoi 17 anni e 165 giorni. Ora il suo primato lo detiene il madrileno Manuel González, che a 17 anni compiuti da un mese e qualche giorno ha conquistato il titolo mondiale nella Supersport 300. Un’impresa che non era riuscita nemmeno a Marc Márquez che nella classe 125 ha vinto il titolo all’età di 17 anni, 8 mesi e 21 giorni.

Il portacolori del team Kawasaki Parkingo è nato infatti il 4 agosto del 2002, ha siglato anche altri primati. E’ approdato nel paddock del mondiale Superbike meno di due anni fa, in un altro campionato appena creato, l’European Talent Cup, diventandone il primo campione.

Quello stesso anno, González ha debuttato con una wildcard nel mondiale Supersport 300 a Jerez, divenendo il secondo pilota più giovane a prendere parte nella prima stagione delle varie classi in unico giorno (15 anni, 2 mesi e 18 giorni, un giorno in più rispetto a Nicola Bernabè). 

I PRIMATI DI GONZALEZIl portacolori del team guidato da Giuliano Rovelli è stato il pilota più giovane a salire sul podio del mondiale Supersport, quattro settimane dopo il suo 16° compleanno. Lo spagnolo è stato il primo pilota sedicenne a conquistare la pole, quest’anno al MotorLand Aragon. Il giorno dopo, González è diventato ufficialmente il primo pilota più giovane a vincere una gara e a raggiungere la vetta del mondiale.

A Magny-Cours, poi, è entrato nella storia con la conquista del titolo mondiale del mondiale Supersport: nessun pilota prima di ora era diventato campione del mondo nei motori alla sua età. A un mese dal suo 17° compleanno, González li ha battuti tutti.

A SCUOLA E’ “UNO DEI TANTI” - Al di là di essere diventato campione del mondo a soli 17 anni, Manuel è un ragazzo normalissimo. 

“Sono un ragazzo che ama le moto. Sono la mia passione e ci penso sempre, quando non sapevo ancora guidare una moto, ci ero già seduto sopra”, ha spiegato a WorldSBK.com

 “Già quando avevo tre anni ero su una moto. Mio padre partecipava a delle gare amatoriali in Spagna, e ho visto com’è la vita sulla pista. Alla fine me ne sono innamorato. 

Frequento le scuole superiori e mi alleno molto e provo a combinare le due cose. Non c‘è niente di speciale, con i miei amici, sono solo uno dei tanti ma è vero che alcuni di loro rimangono sorpresi quando arrivano notizie sul campionato e sui miei risultati e poi ci fanno dei commenti”, aggiunge González.

MANUGASS – “Credo che ho iniziato a vedermi come pilota a tutti gli effetti arrivando nel Campionato spagnolo. Avevo dieci anni ed iniziavo a guidare su piste difficili. Ha iniziato a piacermi ancora di più ed è stato lì che ho capito che dovevo allenarmi ancora di più e dedicare tutto me stesso a questo”, aggiunge Manuel, che nel paddock si è guadagnato il nomignolo di ‘ManuGass’ già tanti anni fa. “Penso sia succeeso quando ho vinto la Mini Moto Championship a Madrid all’età di sette anni. Hanno iniziato a chiamarmi così e da allora va avanti così”.

LA SFIDA DELLA SCUOLA – Penso che ora la sfida più grande mi attende è quella di finire la scuola superiore. Qui mi trovo molto bene e voglio restarci. Ora devo almeno provare a chiudere il mio anno scolastico nel miglior modo possibile”, spiega ManuGass.

Non so cosa farò con i miei studi. L’unica cosa che so è che se in futuro vuoi avere un lavoro importante hai bisogno di continuare a studiare, ma le competizioni sono diventate così professionistiche che andare a scuola è sempre più difficile. I miei genitori spingono per fare in modo che continui a studiare, ma non so a che punto arriverò”.

SOGNANDO LA MOTOGP - Ma quali sono i prossimi obiettivi di Manuel Gonzalez? Giustamente sono ambiziosi.

Provo a non pensare troppo fino a dove potrò arrivare e invece mi concentro sul dare il massimo che posso a ogni gara… Mi piacerebbe gareggiare in World Superbike o MotoGP, per me sarebbe una favola, la cosa migliore che potesse capitarmi ma per ora voglio solo fare il meglio possibile e non pensare ai prossimi anni, dato che questo potrebbe farmi perdere concentrazione”.  

IL SEGRETO VINCENTE - Alla domanda di cosa serva, secondo Gonzalez, per vincere nella Supersport 300, il madrileno ha risposto con grande maturità.

Per vincere in questa categoria non serve solo andare più veloci di tutti nell’ultimo giro. Devi anche essere un po’ fortunato e avere anche la capacità di pensare dove hai bisogno di essere nel momento giusto per tagliare la linea del traguardo per primo. Con queste moto, possiamo essere in cinque in un decimo di secondo. Nel momento in cui la fortuna e le strategie si uniscono, allora puoi vincere. 

Penso di essere un pilota più rilassato che un pilota con molto temperamento. Quello che succede intorno a me non mi influenza, preferisco pensare a me stesso e a nient’altro”, aggiunge.

 Sono un pilota che punta più sullo stile di guida che a migliorare in ogni curva o a pensare di avere il setup perfetto con la moto. Mi concentro di più sul provare a ricavare il meglio dal mio modo di guidare, piuttosto che a come fare meglio in ogni curva andando alla ricerca delle linee migliori. Provo a rendermi conto se manca qualcosa nella mia moto, parlo molto con il mio staff, con i miei meccanici e il mio capotecnico e tutti insieme proviamo a trovare soluzione”, spiega Gonzalez. 

Infine, alla domanda se preferisca Rea o Bautista, è arrivata una risposta diplomatica.

Beh, sono entrambi grandi piloti! Ammiro Rea per quello che fa sulla moto, per come gestisce le gare. Lo stesso vale per Bautista per come sa ottenere il meglio dalla moto facendo cose incredibili. Rea lavora molto e ottiene sempre il massimo. Fabian Foret, che lavora sia con lui che con il nostro team, ci ha spiegato come devi arrivare sempre pronto alle gare anche fuori dalla pista, come si allena e di sicuro proverò a seguire il suo esempio", conclude González.