La fortuna aiuta gli audaci. Ma anche i calcolatori. Lorenzo Dalla Porta è sia l’uno che l’altro. Alla terza stagione in pianta stabile nella Moto3, ha affiancato la grande intelligenza agonistica al talento puro. Che, per forza di cose, devi avere per arrivare a correre a livelli mondiali. Finora, il ventiduenne di Prato ha fatto quasi percorso netto: un solo ritiro, a Barcellona, per un guaio tecnico, in mezzo a quindici risultati positivi. Il pilota del Team Leopard ha vinto due volte, chiuso secondo in ben sei occasioni e terzo in una. Accontentandosi di arrivare, sempre a punti, negli altri sei appuntamenti in cui ha visto la bandiera a scacchi. Chapeau.

In Giappone ha dato lo “strappo”. Forse quello decisivo nel percorso lento e insidioso verso il titolo mondiale della Moto3. Non gli è bastato vedere a terra i suoi due rivali più duri della stagione, ovvero Aron Canet e Tony Arbolino. In bagarre fino all’ultima curva con altri quattro piloti senza ambizioni iridate, stavolta il toscano non ha fatto calcoli e si è preso qualche rischio: è stato audace quando avrebbe potuto essere calcolatore ma alla fine è stato premiato con una vittoria moralmente preziosa. Che gli regala l’occasione di chiudere i giochi già domenica a Phillip Island. Sarebbe un’affermazione importantissima, perché spingerebbe nella direzione giusta lui e i suoi “cugini” più giovani (i Millennials come Arbolino, Vietti Ramus e Foggia, per esempio) verso un futuro florido per i colori azzurri. Dopo Morbidelli, Bagnaia e Marini, in attesa di Bastianini e Di Giannantonio, ne abbiamo assoluto bisogno. L’obiettivo è tenere il passo dell’Armada Invencibile.