Sempre più consapevole del fatto che prima dell’estate difficilmente si tornerà ad assistere alle sfide in pista e su terra, il nostro settore sta cercando in tutti i modi di salvare il salvabile di una stagione che, inutile girarci intorno, nella peggiore delle ipotesi potrebbe anche non partire.  

Nelle prossime pagine, quindi, troverete parecchie risposte ai dubbi: abbiamo deciso di spiegarvi per quale motivo sarebbe importante (per la Dorna e per gli addetti ai lavori) trovare una soluzione andando anche al “minimo dei giri”. Lo facciamo con i dati, prendendo come spunto la MotoGP e analizzando i numeri degli spettatori in pista, delle TV e degli indotti annuali generati dal campionato più importante del Mondo. E capendo, alla fine, le ragioni per cui Carmelo Ezpeleta e i suoi si stanno facendo in quattro per riorganizzare il tutto. E per tranquillizzare gli animi.

Un messaggio da Ezpeleta: “Torneremo presto alle corse”

La resilienza non è unilaterale, però. Non è prerogativa esclusiva di chi organizza. Ne sono un esempio i team privati, in questo caso della Superbike. L’anello probabilmente più debole tra i tanti attori dello spettacolo in pista perché soggetti alle decisioni degli sponsor e non delle Case. Parliamo anche di loro, su questo numero. E della capacità di fare tabula rasa e di ripartire. Come? Ripensando totalmente il modo in cui si è corso fino a questo momento, con la proposta di un calendario che va da settembre a maggio. 

Confermando che i periodi traumatici danno il coraggio per provare a fare dei cambiamenti importanti. E perché no, aggiungiamo noi di Motosprint, migliorativi. Il messaggio lanciato dal motociclismo e dallo sport è chiaro. Evviva la resilienza. 

Ritorno al futuro: le emozioni del 1980, 1990, 2000 e 2010 su Motosprint