Parliamoci chiaro: infliggere 18 mesi di stop a un pilota che probabilmente ha avuto la sfortuna di mangiare la bistecca sbagliata nel posto sbagliato è forse esagerato. Ce lo avete detto anche voi, attraverso un sondaggio pubblicato sul nostro sito motosprint.it nei giorni scorsi: il 55% di chi ha risposto non è d’accordo con quanto stabilito dalla Disciplinare internazionale FIM. 

Le sentenze, però, si rispettano e poi si combattono fino a quando le norme legali lo consentono. È ciò che faranno Andrea Iannone e il suo legale, l’Avv. De Rensis, ricorrendo al TAS. Che, precedenti alla mano, potrebbe diminuire (se non annullare) la decisione della Disciplinare FIM, rimettendo in sella Iannone prima del previsto. Cioè prima di fine 2020.  

Da qui, secondo noi, si deve ripartire. Un incolpevole – perché è tale secondo le motivazioni del verdetto, contraddette però dall’entità della pena – Andrea Iannone ha toccato ora il punto più basso della sua carriera, ma come scritto più in generale nel precedente editoriale, adesso deve trovare la via della resilienza. Conferma della squalifica o meno, il pilota di Vasto deve parlare con l’Aprilia e mettere alcuni paletti importanti in vista del futuro. Una diminuzione della pena, unita magari a un altro contratto con la Casa di Noale, darebbero a “The Maniac” una spinta per uscire dal tunnel. A 30 anni, sarebbe l’ultima grande occasione da sfruttare, stavolta sì (e perché no), anche grazie alla spinta mediatica che la situazione potrebbe generare. Pensate al significato del ritorno al top dopo la squalifica… 

L’importante, e questo è un consiglio, sarebbe iniziare a pensare un po’ meno allo star system e un po’ di più a ciò che gli è sempre piaciuto fare. Ammesso, e lo scriviamo senza polemica, che ancora gli piaccia farlo.  

Il talento c’è sempre stato. Se al rientro ci fosse poi anche la fame agonistica, torneremmo ad avere un pilota su cui puntare. E un motivo in più per tifare azzurro.