Forse in Honda sentivano il bisogno di tornare al centro dell’attenzione. Un po’ come quando l’anziano capofamiglia, a tavola, finge di svenire per richiamare gli sguardi dei parenti, tutti intenti a discutere d’altro e poco interessati a lui.

In effetti, in questi ultimi mesi, le vicende della Ducati con i rinnovi o mancati tali di Andrea Dovizioso e Danilo Petrucci, quelle della Yamaha con il “declassamento” di Valentino Rossi e quelle dell’Aprilia con la vicenda-Iannone, hanno oscurato quelle del Marchio più vincente della storia delle corse. Con i due fratelli Marquez “padroni” del team ufficiale, però, sembrava tutto tranquillo. Fino alla scorsa settimana. Quando è scoppiato il caso Pol Espargaró, di cui vi parliamo approfonditamente nelle prossime pagine.

I vertici della Casa Alata, attraverso Alberto Puig, avrebbero deciso che nel 2021, a recitare da compagno di squadra di Marc non sarà più il fratello Alex ma un altro fratello illustre. Il tutto senza aver mai visto il Marquez minore all’opera (dato che non ha ancora corso una sola gara nella classe regina) e senza aver avvisato della scelta il Fenomeno Marc. Probabilmente, questa mossa azzardata è frutto della necessità di rimarcare un paio di aspetti importanti: il primo è che la Honda MotoGP non è una proprietà dei fratelli Marquez. E il secondo, ne è una diretta conseguenza: è la Honda, da sempre, a condurre e gestire il suo gioco con la filosofia del “vince l’organizzazione, prima che il pilota”. La stessa che nel 2003 allontanò Valentino. Così l’HRC prima fa firmare Marc per quattro anni dandogli il “contentino” di un anno di contratto per il fratello e poi, ad accordo raggiunto, decide chi piazzargli vicino al box negli anni successivi. 

Al netto della bontà della scelta di “Policcyo”, c’è una strategia ben precisa dietro: nel (probabile) caso in cui dovesse andare in porto questa operazione, vedremo come reagirà Re Marc. Eccolo, l’argomento caldo che ravviva e risveglia una MotoGP monotona. Sportivamente parlando.

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