Del fatto che Danilo Petrucci sia riuscito a trovare una sella in MotoGP per il 2021 (suo obiettivo primario appena ricevuto il no di Ducati per la conferma) siamo tutti contenti. Però, poi, se si analizza bene la situazione, non c’è da stare troppo allegri: il ternano è uno dei dodici piloti con il contratto firmato per la stagione 2021 ma è l’unico italiano a far compagnia a un francese, un australiano, un sudafricano, un portoghese e ben sette spagnoli. Che potrebbero diventare a breve dieci con gli imminenti accordi di Alex Marquez e Pol Espargaró con la Honda e Jorge Martin con la Ducati. Dopo il crollo delle presenze azzurre in SBK (siamo passati dai 9/10 delle stagioni 2015-2016 ai due del 2020) il rischio è di essere surclassati in MotoGP. E non sarebbe un bene, per il nostro movimento. 

L’altro aspetto da analizzare della vicenda Petrucci è questo: è di certo uno dei passi indietro più lunghi di un pilota ancora vincente della MotoGP: da trionfatore in lacrime di gioia, osannato dalla folla del Mugello il 2 giugno 2019, passerà a dover recitare quasi sicuramente (ma ci piacerebbe essere smentiti) il ruolo di comparsa nel 2021.  

Il terzo e ultimo spunto di riflessione è il seguente: l’aver preferito una KTM non competitiva per il titolo iridato in MotoGP invece di una Ducati ufficiale in Superbike è un brutto colpo per un campionato che con Petrux avrebbe ritrovato il “figlio” tornato a casa. Nonché un potenziale personaggio, italiano, con carattere, indole e stile guida perfetti per le derivate dalla serie. Questa, sì, sarebbe stata una bella cartolina per il nostro sport.  

A proposito di notizie dell’ultima ora, è sicuro che il prossimo novembre, al Salone di Milano, non avremo l’occasione di incontrare né lo stesso Petrucci né gli altri protagonisti della MotoGP e della Superbike. Questo perché l’edizione 2020 dell’EICMA è stata cancellata. A causa del Coronavirus, tutto è rimandato al prossimo anno… 

KTM sulla scelta Petrucci: “Ha ancora qualcosa da dare”