Miguel Oliveira è il quarto vincitore diverso su cinque tappe della MotoGP fin qui disputate. Tra il primo, Fabio Quartararo, e il decimo della classifica generale, Pol Espargaró, ci sono solo 35 punti di distacco. Oliveira è il primo vincitore portoghese della storia della MotoGP, cosi come lo è stato il suo compagno di squadra Brad Binder per il Sud Africa a Brno

Questi sono soltanto quattro particolari tra i tanti che saltano all’occhio di questa prima parte della stagione 2020. Sarà che manca lo “schiacciasassi” Marquez, o che alcune Case (vedi KTM e Suzuki) e alcuni team satellite (vedi Pramac, Avintia e Tech 3, non soltanto il “solito” Petronas) sono riusciti a fare la differenza rispetto a Marchi e squadre con maggiore blasone. Resta il fatto che domenica, prima dell’esposizione della bandiera rossa, in molti abbiamo guardato con stupore le prime posizioni del gruppo di testa: Mir, Nakagami, Miller, Pol Espargaró, Rins, Oliveira…

Rispetto al 2019, quasi una classifica al contrario. Resa ancora più evidente dal fatto che, con Marc Marquez assente giustificato, in queste prime cinque gare è mancata la costanza al top da parte degli altri veri big o a questo punto ci verrebbe da dire “ex” tali: da Dovizioso a Quartararo, alla vigilia i due più grandi rivali dello spagnolo, passando per Viñales e Rins. Senza dimenticare Crutchlow, Rossi e Morbidelli. 

Al netto delle emozioni di incidenti di cui avremmo fatto volentieri a meno, di un panel troppo “morbido” nelle sanzioni e di alcuni episodi al limite da parte dei piloti, la domanda ce la poniamo volentieri: considerando quanto ci stiamo divertendo, con le gare decise all’ultimo metro, serve proprio trovare in fretta un padrone a quest’edizione 2020 della MotoGP? Se arrivasse soltanto a Portimao, il 22 novembre, non ne sentiremmo troppo la mancanza.

MotoGP, Mondiale piloti: Dovizioso recupera su Quartararo